Agricoltura - L'Oltre Po

L'OLTRE PO
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Agricoltura

ECONOMIA


ECONOMIA


L'AGRICOLTURA

Covoni di grano
Aratura a trazione animale


L'agricoltura in Oltre Po è stata l'attività preminente del passato ed ancora oggi, anche se sono cambiate le tecnologie, rappresenta un settore importante dell'economia locale.


L'Oltre Po ha una storia economica che parte dall'agricoltura. Con la caduta del feudalesimo le terre dell'Oltre Po divennero proprietà di grandi famiglie di Milano, Pavia o del Piemonte, questi proprietari dirigevano e amministravano le terre con persone di fiducia, affittandole o conducendole direttamente. I proprietari nella maggior parte dei casi venivano raramente nelle loro terre, vi si recava a caccia o in estate per ospitare amici e fare feste.


Specie nella collina si diffuse la mezzadria, un contratto in cui il proprietario metteva a disposizione la terra e poco altro e il mezzadro il lavoro. A fine anno (a San Martino) si facevano i conti e si divideva il raccolto a metà.


La coltivazione principale era il grano nella pianura e sulla collina in cui si poteva arrivare. I mezzi erano modesti, la trazione era animale , uomo, donna, buoi e cavalli.

L'Oltre Po non ha perso la sua vocazione cerealicola basata sul grano, la sua produzione ha dato vita all'industria molitoria che vive tuttora. Lungo il torrente Staffora e il Cavo Lagozzo sorgevano numerosi mulini che macinavano sopratutto Grano.


A Voghera due mulini erano in Piazza Gabetta, un altro ad Altomasso poi a Godiasco, San desiderio, Molino Del Conte, Cecima.

Alcuni di questi sono ancora visibili. Sulla strada per Retorbido si sonoalternati almeno tre mulini Ricordo Quello di Bona, che aveva anche un mulino a Voghera adiacente a Via Gallini, Nasce poi il poderoso impianto della società Molini di Voghera  che produce la Farina Oltrepò olttre a numerose farine specifiche per le diverse produzioni dell'Atre Bianca . L'industria è modernissima negli impianti e all'avanguardia nei controlli scientifici sulla qualità dei prodotti.


L'importanza della coltivazione del grano in Oltre Po è stata bene illustrata nel volume Il frumento e l'Oltrepò opera coordinata dalle professoressa Gabriella Bellingeri, vicepreside dell'Istituro Agrario C.Gallini e Graziella Montagna insegnante di Agronomia dello stesso Istituto - EDO Edizioni Oltrepò - 2015 Voghera.

Nel libro sono esaminati gli aspetti storici, scientifici e alimentari della produzione del fruento, la sua trasformazione e gli aspetti alimentari dei prodotti derivati dalla farine nelle sue diverse tipologie.

Alla redazione dell'opera hanno collaborato anche gli studenti della classe 5D dell'istituto Agrario unitamente agli insegnanti, i tecnici dei Molini di Voghera per la parte ingenieristica dell'impianto di trasformazione e l'illustrazione dei laboratori che operano i controlli nonchè dallo chef Piera Spalla titolere del Ristorante Selvatico di Rivanazzano  per la parte alimentare e gastronomica.


Nella bassa irrigua si coltivava il riso e il mais che divenne presto coltura assai  diffusa. Fino agli inizi del '900 il mais indigeno veniva coltivato per l'alimentazione umana, il rendimento era modesto, solo con l'avvento dei mais ibridi e la possibilità di irrigare i terreni fecero diffondere il mais che incominciava ad essere utilizzato per l'alimentazione animale contribuendo ad evolvere l'allevamento del bestiame, la stalla di vacche da latte, l'allevamento di suini su vasta scala e i bovini da carne. Più tardi si affermò anche la coltura della soja che fornisce tuttora una valida materia prima per ricavare olio e mangimi ad uso zootecnico, nonchè alcuni integratori per l'alimentazione umana.

Mele in Oltre PO
Falciatura manuale del fieno in collina


In acune zone vocate come ad esempio il varzese, si sviluppò la frutticoltura basata inizialmente su varietà locali poi su cultivar selezionate, quasi tutte di origine americana.
Le varietà locali, in particolare di mele sono oggi oggetto di ricerca per ampliare il panorama delle scelte del consumatore.

Si stanno recuperando varietà come la mela Carla, Travajen, ed in particolare la Pumèla genuvesa molto gradevole al gusto anche se piccola, era oggetto di scambio con la Liguria.
La scrittrice Lucia Torti ha scritto una bella fiaba, illustrata dai ragazzi di IV e V della Scuola elementare di Varzi, intitolata Bernalda alla corte di Oramala - Una storia della Pomèlla genovese Edizioni La Ricotta 2013.

L'evoluzione agricola dipese molto dalla ricerca condotta per combattere le malattie delle piante, gli insetti e tutte le pratiche agricole che diventarono scienza agronomica.


Notevole sviluppo anche per gli ortaggi che coltivati ai margini delle città venivano portati dagli stessi agricoltori o da commercianti sui mercati ogni mattina. Le patate, le cipolle, i cavoli, le insalate raggiungevano anche mercati lontani così come gli animali da cortile: polli, conigli, oche ed anatre erano allevate in campagna e poi portate nei mercati delle città.

Patate in fioritura
Mais ottofile

L'evoluzione agraria

Molti agricoltori riuscirono, a prezzo di enormi sacrifici, ad acquistare le terre e farne una fattoria che coltivavano personalmente. Altri abbinavano l'attività agricola a quella di mediatore e commerciante nel settore del grano, vino, fieni e paglie ed altro come frutta e ortaggi.

Le maggiori fortune le fecero i commercianti di grano e granaglie poichè l'agricoltore non aveva  strutture per la conservazione e quindi verndeva poco dopo la trebbiatura. I commercianti spesso speculavano offeendo prezzi bassi che l'agricoltore doveva accettare suo malgrado.

La famiglia dei Gallini è un esempio di questa escalation che consentì di accumulare dopo due generazioni un patrimonio molo grande passando dal commercio delle granaglie a quello della seta. I grandi commercianti di granaglie sono durati fino ai giorni nostri e a Voghera sono ancora noti Malusardi e Gandini che avevano silos granari al porto di Genova, commerciando con tutto il mondo.

Come in tutta Europa l'agricoltura, nata come unico mezzo di sussistenza era orientara all'autoconsumo e cioè a fornire all'agricoltore e al padrone delle terre, tutto ciò che aveva bisogno per alimentare sè e la propria famiglia e la eventuale corte.

Gradualmente si passa ad un'agricoltura commerciale in cui operatori coraggiosi trasportavano a dorso di mulo e poi, costruite le strade, con i carri le proprie merci da scambiare con altri beni. Carovane di mulattieri valicavano gli Apennini portando in Liguria vino e grano o frutta e riportavano sale e pesce conservato su una via detta perciò Via del sale (ancora oggi percorsa come trekking).

L'Oltre Po ebbe un grande impulso in questa fase perchè fu uno degli snodi in cui le merci che andavano verso il mare, si incontravano con quelle che andavano verso N fino nelle Fiandre, ad E nei paesi Baltici e la via della seta, a W in Francia e Spagna e, attraversaando Gibilterra, per il Nord africa affiancando i commerci marittimi attorno al Mediterraneo sia esportano che importando merci e cultura.

Gradualmente l'agricoltura divenne tecnica raffinata e poi vera scienza. La civiltà araba  ebbe un grande influsso modificando l'agricoltura greco - romana. Si istituirono scuole di agricoltura a Cordoba, Toledo e in Sicilia.

Si conoscono libri arabi di agricoltura come l’”Agricoltura Nabatea” di Ibn Wahsiyya, che agli inizi del IX secolo raccoglieva le conoscenze mesopotamiche, il “Calendario Agricolo” di Ari Ben Said, il “Trattato di Agricoltura” di Abu al Jayr e l’omonimo testo di Ibn Bassal, agronomo di Toledo, che nei suoi viaggi di studio ha anche visitato la Sicilia e nel suo testo fa esplicito riferimento a piante e tecniche dell’agricoltura siciliana. Successivo al dominio islamico in Sicilia è, invece, il “Trattato di Agricoltura” di Ibn Al Awwam, opera enciclopedica ancora oggi studiata.

Agli inizi del '900 la proprietà agricola si assestava, si erano costituite grandi cascine in cui vivevano in comunità numerose famiglie di agricoltori alle dipendenze del padrone, tutta la famiglia partecipava ai lavori dei campi ricevendo in cambio una somma di danaro e i generi alimentari.

Si formò poi una piccola proprietà contadina in cui un contadino era riuscito ad acquistarsi un podere che gradualmente ingrandiva e alla cui coltivazioni provvedeva direttamente con l'aiuto della moglie e dei figli.

In epoca più moderna l'esodo dalle campagne e la meccanizzazione evoluta rende possibile coltivare più terra con meno manodopera. Le aziende si ingrandiscono le produzioni unitarie aumentano, le aziende si attrezzano in modo da conservare i prodotti, essicatoi per le granaglie, silos per i foraggi, frigoriferi per gli ortaggi e il latte, magazzini  per le varie merci, concimi e anticrittogamici, insetticidi e diserbanti, grandi rimesse per le macchine sempre più grandi e costose.

L'evoluzione agricola

Le scienze agrarie promuovono la diffusione delle scoperte scientifiche, come in passato le cattedre ambulanti, con ispettorati agrari, tecnici privati o facenti parte di ditte commerciali.

L'aratura profonda del terreno con mezzi meccanici sempre più potenti, la scoperta dei principi della concimazione e dell'irrigazione consentirono all'agricltra di sfamere un sempre crescente numero di cittadini.

La lotta alle malattie e agli insetti dannosi alle colture si fece sempre più scientifica anche se non mancarono riflessi negativi.
La necessità di braccia fu occasione di lavoro per frotte di uomini e donne che lavoravano nei campi sorvegliati da severi Fattori.

Zucche Oltrepadane
Fioritura di cipolle di Voghera

In Oltre Po le colture tradizionali di grano furono affiancate dall'allevamento del baco da seta e dalla prima lavorazione dei bozzoli e relativa commercializzazione.
Questa attività fece la fortuna di grandi famiglie vogheresi che impiantarono stabilimenti in cui si faceva la "trattura" dei bozzoli che venivano tostati per far morire la larva all'intermno. A Voghera i bachi da seta rano venduti in un apposito mercato detto "mercà di cucòn"  posto nell'attuale piazza Gabetta ed immagazzinati nell'edificio poi diventato Consorzio Agrario e poi Poste centrali ed uffici.


Bigat e bigatèra

Il baco da seta prosperò in Oltre Po  contribuendo all'evoluzione degli agricoltori che così potevano integrare il loro reddito, ed arricchì una generazione dei primi  industriali come i Gallini che raccoglievano e facevano la prima lavorazione della seta naturale. il baco era alimentato con le foglie fornite dal gelso, queste piante caratterizzavano il paesaggio con lunghi filari, alcuni ancora oggi visibili.


L'allevamento dei bachi era una  cospicua integrazione del reddito mamiliare, a qusto allevamento attendevano sopratutto le donne e i giovani. In qualche caso si faceva in casa anche la trattura immergendo alcuni bozzoli nell'acqua bollente, se ne reperivano i capi e poi erano tirati ottenendo un filo lungo anche 1000 metri che doveva essere ritorto con un apposito arcolaio ed ottenere un unico filo avvolto in una spoletta.


Il gualdo - L'oro blu

Questa pianta (Isatis tinctoria) fu coltivata in numerose zone d'Italia, dal Piemonte all'Emilia e le Marche, a Voghera e nel tortonese trovò un ambiente idoneo e per lungo tempo offri guadagni agli operatori e ai commercianti e alle c alle casse dell'erario perchè questa coltivazione venne presto gravata di tributi.


Per tutto i '400 fino a metà '700  la coltura arricchi le plaghe dell'Olte Po di pianura compreso Pontecurone, Viguzzolo e Cervesina dando lavoro ai coltivatori, ai trasformatori che macinavano le piante in appositi mulini e confezionavano dei pani che dovevano essere essicati e trasportati ai centri di commercializzazione, da qui raggiungevano tutti i paesi d'Europa, sopratutto la Francia dove era usato per tingere di blu le stoffe del re. Fu poi soppiantato dall'indaco e poi dai coloranti artificiali
Vedi: Italo Cammarata "L'oro blu" 2001 Edo - Edizioni Oltrepò

http://www.fondazionetessilchieri.com/ita/gualdo.htm

La lana

In Oltre Po erano numerosi i greggi di pecore, sopratutto nelle colline, erano utilizzate per dare latte, insieme alle capre più produttive, si facevano formaggi, si vendevano agnelli e capretti e si tosavano per produrre la lana. La lana più rustica serviva per fare materassi quella più fine, filata ed ottenere rustici tessuti, maglioni, mantelle e guanti a moffola.

L'attività del materassaio era molto diffusa e consisteva nel confesionare il materasso a casa del cliente utilizzando lana vergine e riciclando anche la lana vecchia opportunamente lavata e cardata.
Di solito la lana era lavata e sgrassata ma lasciata al suo colore naturale ma poteva essere tinta con colori naturali come la robbia o il gualdo.

La canapa e il lino

Si coltivava anche la canapa e presso il museo di Casalnoceto sono ancora visibili alcuni attrezzi per lavorare, cardare e pettinare la canapa, ma miglior sorte ebbe il lino, molto coltivato anche perchè lasciava un terreno soffice e libero da erbe infestanti. Il lino era coltivato anche a livello familiare e le ragazze eseguivano tutta la lavorazione fino alla filatura e tessitura ed infine la confezione del loro corredo: lenzuola, tovaglie, camice da giorno e da notte, asciugamani riccamente ricamati.


Poi si diffuse il cotone, arrivava con le navi dall'America a Genova per essere filato e tessuto nei grandi distretti  dei cotonifici, a Voghera si insediarono Bertollo, il Bustese e molti altri con fortune alterne.

Il tabacco

Per un certo periodo anche il tabacco rappresentò una buona fonte di reddito per i coltivatori. A Tortona fu costruito un grande deposito per la cura e la conservazione del tabacco destinato poi alla trasformazione in sigari e sigarette negli stabilimenti del monopolio sopratutto in Umbria e Toscana.

La barbabietola da zucchero

Questa è storia recente. Dopo le direttive della comunità europea si è stabilito che la coltivazione della barbabietola da zucchero dovesse essere ridimensionata e molti zuccherifici chiusi. In Oltre Po lo zuccherificio più importante era quello di Casei Gerola che dopo numerosi interventi di manutenzione e rinnovo degli impianti fu chiuso unitamente ai grandi zuccherifici vicini di Sarmato e Spinetta Marenco.
Gli agricoltori dovettero, dopo ribellioni e promesse, adeguarsi riconvertendosi al mais, soia, orticole come patata, cipolla, aglio e pomodoro.

Raccolta meccanica del pomodoro
Vigneti in Oltre Po


La vite e il vino

La storia della vite e del vino merita una considerazione a parte in quanto  rappresentare per l'Oltre Po un'attività economica sempre più rilevante anche se tra molte traversie e alti e bassi. Per alcuni periodi la grande produzione si accompagnava ad uno scadimento della qualità e conseguente crollo dei prezzi. 

La vite era conosciuta fin dalla preistoria ed in epoca romana ebbe un grande sviluppo, poi continuato nel medio evo. Si produceva per la propria mensa e per quella del padrone.
Le varietà locali erano quelle più coltivate, ed una selezione massale fatta dai singoli viticultori aveva dato origine a vini localmente aprezzati e che prendevano spesso la strada delle grandi corti.
A cavallo tra 1800 e 1900 vi furono due distruzioni di massa dei vigneti in Oltre Po ma anche in tutta Europa. La prima fu la Fillossera, un insetto della famiglia degli afidi proveniente dal'America arrivato in Europa con piante di vite importate per introdurre nuove varietà. Le vigne deperivano e morivano, ci volle qualche anno per capire da cosa dipendeva e cercare i rimedi. Dopo tenti esperimenti falliti ci si chiese perchè le viti americane non morivano per l'attacco degli insetti e si scoprì che le radici delle viti americane, ancorchè attaccate dall'insetto, emetteva nuovi peli radicali e quindi sopportava l'attacco.

Si sperimentò quindi l'innesto delle varietà europee più pregiate ai fini enologici, sul piede americano che forniva l'apparato radicale più consono all'ambiente edafico. L'esperimento ebbe successo e nacque una nuova attività costituita dal vivaismo viticolo che produceva barbatelle di vite resistenti all'insetto. In Oltre Po primeggiò per lungo tempo la ditta Bardoni di Broni che con altre contribuirono alla rinascita delle vigne. I vigneti vennero totalmente reimpiantati, questa volta anche con sistemi più moderni, a filari con tutori di legno giustamente distanziati per produrre di più per unità di superficie.
Ma la guerra non era finita. L'arrivo in Europa di materiale americano portò anche una malattia fungina chiamata Peronospora che attaccava precocemente le foglie e i grappolini facendoli disseccate. Anche in questo caso i danni furono enormi fino a scoprire, in Francia, che irrorando le foglie con una sospensione acquosa di Solfato di rame neutralizzato con calce, si impediva alle spore del microscopico fungo di fare danni. 
Queste operazioni, unite ad altre che già si facevano, come ad esempio le solforazioni per combattere l'Oidio, provocò un aggravamento dei costi di produzione e da qui la necessità  di raffinare sempre più le tecniche agronomiche per far fronte ai disagi economici. Nascono le prime cantine sociali che consentivano all'agricoltore, che fino ad allora aveva agito solitario a far confluire il prodotto in cantine grandi ed attrzzate. 
Vendemmia tradizionale della famiglia Malinverni a Zerbo

Si cominciò a produre vini di qualità da vendere a prezzi più remunerativi. Nacque la Denominazione d'origine controllata e tante iniziative commerciali per produrre meglio e commercializzare su un mercato più vasto. 

I conti Vistarino di Rocca de' Giorgi introdussero la coltura dell'uva Pinot destinata agli spumantifici piemontesi e succesivamente nacque lo spumante d'Oltre Po denominato Spumante classico o Classese dando nuovo lustro all'enologia locale.

In quest'opera di valorizzazione dello champagne nazionale ha grande merito la cantina sociale di Santa Maria della Versa guidata dal Duca Denari a cui si affiancarono ben presto altri operatori altrettanto famosi.

Anche oggi periodicamente si affacciano difficoltà, virus, insetti, malattie un tempo sconosciute si affacciano periodicamente ma le conoscenze tecniche e scientifiche consentono di convivere con le difficoltà superandole o attenuando l'impatto economico.
Un grande sviluppo della meccanizzazione, come negli altri settori consente di produrre a costi relativamente più bassi sia nelle vigne che nelle cantine.

In Oltre Po si eseguono trattamenti anticrittogamici avvalendosi di elicotteri appositamente attrezzati (con molte polemiche), la rete commerciale si è sempre più specializzata portando i vini in rutto il mondo.

I centri oltrepadani del vino sono localizzati nei Colli Tortonesi con propaggini nel Novese ed Ovadese (Gavi).

Le colline del vogherese con centri a Godiaco, Retorbido, Codevilla e Torrazza Coste poi Casteggio e Montalto Pavese, Broni, Stradella, la valle della Versa, Rovescala e il versante piacentino di Ziano e Colli piacentini.

Voglio citare due fiori all'occhiello dell'enologia contemporanea: il Timoasso (o Timorasso) della val Curone, prodotto con l'omonimo vitigno autoctono e diffuso recentemente sul territorio.

Il Cruasè uni spumante rosato metodo classico da uve Pinot prodotta da diverse cantine facenti parte del consorzio di tutela dell'Oltre Po.

Coltura di tabacco                                                                              Aratura moderna


La necessità di ampliare sempre le superficie coltivabile, da una parte provocò un impoverimento delle foreste, che fornivano legna da ardere alle famiglie, ai primi opifici ed alle prime fornaci di calce e laterizi, inoltre la necessità di alleviare le fatiche dell'uomo aguzzò l'ingegno e si incominciarono a produrre le prime macchine.


La prima evoluzione fu quella dell'aratro che divenne sempre più grande, erpici per frantumare le zolle, si importarono le prime falciatrici trainate Machulloch provenienti dagli Stati Uniti, trasformabili in mietilegatrici per il grano.

La forza motrice a vapore diventa motore Diesel. Nascono le mietitrebbiatrici. Oggi tutte le colture godono di una meccanizzazione integrale, dalla semina al raccolto e alla conservazione dei prodotti.

Ricostruzione di un allevamento di bachi da seta nel museo etnografico di Casalnoceto
Un moderno centro aziendale presso Voghera

Il peperone di Voghera


Tra i prodotti tipici va ricordato il peperone di Voghera la cui coltivazione era stata abbandonata a causa della diffusione di una malattia chiamata fusariosi che aveva colpito le coltivazioni oltre che a fattori commerciali che incentivarono le coltivazioni nell'astigiano e torinese di varietà più produttive e gradite al mercato.

Oggi si è ricercato e reintrodotta la coltivazione sopratutto per le caratteristiche peculiari di questo prodotto che lo rendono idoneo alla conservazione sottaceto.

Il prof. Pier Luigi Megassini ha dedicato una pubblicazione a questo prodotto che si avvia verso un rilancio grazie all'impegno di tecnici e agricoltori che hanno saputo conservare e riprodurre nel tempo i semi dell'ortaggio e alla cooperativa Villa Meardi che coordina il lavoro di coltivazione e lancio sul mercato.


Altri prodotti della tradizione meritano di essere tutelati e mantenuti per le generazioni future:
La cipolla dorata e la cipolla bianca di Voghera
Il mais Ottofile vogherese e tortonese
La fragolina Profumata di Tortona o Magiostrina
Le pesche e le fragole di Volpedo
Le patate e l'aglio di Castelniovo Scrivia
per rimanere nel campo vegetale, non scodiamo però l'allevamento dei suini e conseguente produzione di salumi insaccati e non: pancette, coppe, lardo e prosciutti a Varzi, Rovescala, Brignano Frascata.


Nel varzese era nota una razza bovina denminata appunto Varzese vacca a triplice attitudine perchè forniva latte, carne e lavoro. Oggi si cerca di riprodurre e mantenere i caratteri sopratutto per il latte che, prodotto in modeste quantità da ogni capo, fornisce un latte ottimo per la caseificazione.

La stessa considerazione vale per la razza Cabannina tipica dell'apennino ligure.


http://www.agraria.org/razzebovineminori/cabannina.htm



Trattore Landini a testa calda
Trattore Moderno Claas


L'agricoltura per essere competitiva e produrre alimenti a costi contenuti salvaguardando la qualità e la salubrità ha bisogno di mezzi tecnici sempre più raffinati dalla meccanizzazione alla gestione del suolo e dell'ambiente.


Occorre ridurre gli sprechi sia in fase di produzione che di distribuzione, i centri commerciali che dovrebbero calmierare i prezzi al consumo sono diventati centri di grande spreco perchè le derrate alimentari invendute vengono letteralmente mandate in discarica senza nessuna selezione di quanto ancora utilizzabile.


I grandi costi di confezionamenti, trasporto e conservazione incidono pesantemente sul prezzo finale aumentando a dismisura la differenza fra prezzo pagato al produttore e prezzo al banco del consumatore.
Banco di prodotti a chilometro zero

Alcuni volenterosi agricoltori hanno aperto banchi di vendita diretta di prodotti cosidetti a chilometro zero, specie ortaggi e frutta di stagione.

Sono scomparse le stalle di vacche da latte, qualcuno resiste, tentando la distribuzione del latte fresco in appositi chioschi in alternativa al latte dei supermercati: sterilizzato, magroche ha perso la peculiarità del latte in quanto a contenuti di enzimi, vitamine caseine ad alto valore biologico.

La conservano di alcune razze locali di bovini, già citata, va estesa a razze di pecore e capre destinete a dare carne e latte con cui si cofezionanano pregiati formaggi.


Il miele 
Il miele è un altro prodotto pregiato dell'Oltre Po, è raccolto da alveari prevalentemente posti in collina e media montagna dove copiose si alternano le fioriture di essenze mellifere: la robinia, il castagno, le varie specie fruttifere verso le quali le api svolgono il delicato compito di insetti pronubi che incrementano l'impollinazione e quindi l'allegagione dei frutti. Contribuiscono a dare peculiarità organoletticca tutte le essenze dei prati e pascoli naturali. Il risultato è un miele di elevata qualità che si può abbinare ai formaggi stagionati ed ad arricchisce la pasticceria.


Un moderno alveare
Rino Cassinelli apicoltore a Fumo




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