Alto e basso medioevo in Oltre Po - L'Oltre Po

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Alto e basso medioevo in Oltre Po

LA STORIA > Il medioevo


ALTO MEDIOEVO 476 / 1000


L'alto medioevo è, per convenzione, quella parte del medioevo che va dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, avvenuta nel 476, all'anno 1000 circa (o 1066).

A seconda dell'impostazione storiografica, il primo secolo, o secolo e mezzo, di tale periodo, si può talvolta sovrapporre ai periodo precedente della tarda antichità, mentre l'ultimo secolo a quello successivo del basso medioevo (o, secondo altri storici, a quello del "pieno" medioevo).

Il re longobardo Autari morì in quello stesso 590 e a succedergli fu chiamato il duca di Torino, Agilulfo, che sposò a sua volta Teodolinda; a sceglierlo come nuovo marito e sovrano, secondo la leggenda, fu la stessa giovane vedova. L'influenza della regina sulla politica di Agilulfo fu notevole e le decisioni principali vengono attribuite a entrambi.


Il rafforzamento dei poteri regi avviato da Autari prima e Agilulfo poi segnò anche il passaggio a una nuova concezione territoriale basato sulla stabile divisione del regno in ducati.

Ogni ducato era guidato da un duca, non più solo capo di una fara ma funzionario regio, depositario dei poteri pubblici e affiancato da funzionari minori (sculdasci e gastaldi). Con questa nuova organizzazione il Regno longobardo avviò la sua evoluzione da occupazione militare a Stato.

Alboino fu re dei Longobardi dal 560 e re d'Italia dal 568 al 572 morì assassinato a Verona a seguito di un complotto ordito da sua moglie Rosmunda. gli seccesse Clefi

L'uccisione di Alboino in un quadro di Charles Lanseer

Il territorio a sud del fiume Po apparteneva nella parte occidentale alla contea di Tortona, nella parte centrale e orientale a Piacenza, non è noto se fosse rimasta nel territorio piacentino come in epoca romana, la città era attraversata dalla vitale via d'acqua che attraverso le sue acque sviluppò la città facendo nascere molte attività artigianali.

Nella metà del VIII secolo, la vita di Pavia fu turbata dalla guerra tra i Franchi e i Longobardi, culminata con l’assedio di Pavia del 754, che durò dieci mesi. In tale periodo il Vescovo Pavese Teodoro fu esiliato e potè far ritorno nella sua città solo dopo l'arrivo a Pavia di Carlo Magno.

Nel 771 la morte del fratello Carlomanno lasciò mano libera a Carlo Magno che, ormai saldo sul trono, ripudiò la figlia di Desiderio.


L'anno successivo un nuovo papa, Adriano I, del partito avverso a Desiderio, pretese la consegna di alcuni territori promessi e mai ceduti da Desiderio e portandolo così a riprendere la guerra contro le città della Romagna.


Carlo Magno venne in aiuto del papa e tra il 773 e il 774 scese in Italia e conquistò la capitale del regno, Pavia. Il figlio di Desiderio, Adelchi, trovò rifugio presso i Bizantini; Desiderio e la moglie furono condotti in Francia e chiusi in un monastero.

Carlo si fece chiamare da allora "Gratia Dei rex Francorum et Langobardorum", realizzando un'unione personale dei due regni, mantenendo le Leges Langobardorum ma riorganizzando il regno sul modello franco, con conti al posto dei duchi.


La regina Teodolinda

BASSO MEDIOEVO 1000 / 1492


Per basso medioevo si intende il periodo della storia europea e del bacino del Mediterraneo compreso circa tra l'anno 1000 e la scoperta dell'America nel 1492.

Nel 996 è conte di Lomello Cuniberto; lascia la contea ai figli Aginulfo e Ottone I, che nel 1001 concentra nelle sue mani anche le cariche di Conte di Pavia e di Conte Palatino (la maggiore carica giudiziaria del Regno), con sede nel Sacro Palazzo (Palazzo Reale) di Pavia.

Nel 1024, alla morte dell'Imperatore Enrico II, i Pavesi distrussero questo palazzo, e i Conti Palatini si ritirarono in Lomellina, loro dominio originario, dove resistettero alle pressioni del nascente comune pavese; furono infine sottomessi e costretti a stabilirsi in città.

Nello stesso tempo il Comune di Pavia cominciò a estendere la propria influenza sull'Oltre Po, dove già il Vescovo e vari monasteri della città avevano la signoria su numerosi paesi.
La città di Pavia stava quindi nuovamente unificando il territorio di quei popoli che l'avevano fondata molti secoli prima. Questo stato di fatto fu ufficializzato nel 1164 da Federico I, che attribuì a Pavia l'intera Lomellina e gran parte dell'Oltre Po.

Per il possesso di queste terre Pavia dovette lottare a lungo con i Comuni vicini, specie con Piacenza, raggiungendo infine una certa stabilità di confini, grazie all'azione di pacificazione del Vescovo di Pavia Folco Scotti, divenuto poi Santo. Ma la più pericolosa nemica di Pavia fu senza dubbio Milano, che le contese a lungo il possesso della Lomellina. In tale occasione fu fondamentale l'opera di mediazione del Vescovo di Vercelli, divenuto successivamente Sant' Alberto di Gerusalemme.

Più tardi, all'inizio del XIII secolo, Pavia si trovò in una posizione di lotta contro il Papato soprattutto per le malvagie influenze di Federico II. Colpita anche da l’Interdetto, la città cadde in uno stato pietoso: lo spirito religioso quasi spento e i costumi del tutto rilassati.


L'azione del predicatore Isnardo, presente nella città sino alla sua morte ne 1244, fu come un soffio rinnovatore e lo spirito cristiano rifiorì meravigliosamente.
L'azione di Isnardo animò anche la volontà del vescovo pavese Rodobaldo che insieme al Papa predicò la crociata contro Federico II, cosa che gli valse il carcere.


Successivamente si adoperò per riconciliare l'imperatore con Papa Innocenzo IV.
I Pavesi esercitarono sul loro territorio un potere sovrano, mantenendo per secoli una condizione di privilegio rispetto agli abitanti rurali. I nobili pavesi vi possedevano la maggior parte dei beni fondiari, e questa situazione ancora sussisteva nel XVIII secolo.
Dal punto di vista amministrativo, l'area soggetta a Pavia era divisa in quattro zone molto disuguali, convergenti sulla città, secondo i punti cardinali, ovvero le porte da cui tali zone si raggiungevano:

  • a nord la Campagna Soprana (da porta Laudense);

  • a est la Campagna Sottana (da porta Oria);

  • a ovest la Lomellina (da porta Marica);

  • a sud l'Oltrepò con il Siccomario (da porta del Ponte).


Nei primi secoli del dominio pavese avvenne una sorta di osmosi tra le famiglie nobili di origine cittadina, che acquisivano terre, castelli e signorie nel territorio soggetto alla città, e le famiglie signorili locali di tale territorio, che si stabilivano in città, confondendosi con le prime.


In tal modo si formò un'omogenea classe dominante, di famiglie che non mancavano d'avere un piede in città e uno nel contado, di qui una torre, di là un castello. In tal modo le lotte politiche interne alla città, che videro schierarsi le maggiori famiglie, ebbero immediata ripercussione nel dominio pavese.
Tra queste famiglie si ricordano in particolare:

  • i Conti Palatini, da cui discesero i Langosco, gli Albonese, gli Sparvara e i Gambarana, capi della parte guelfa:
  • i Sannazzaro, anch'essi di parte guelfa;

  • i Beccaria, capi della parte ghibellina;

  • i Belcredi, di parte ghibellina;

  • i Giorgi, di parte ghibellina, ma spesso nel ruolo di pacieri.


La lotta si focalizzò sulle casate dei Langosco e dei Beccaria, che avevano i loro punti di forza rispettivamente in Lomellina e nell'Oltrepò.
Alla fine però ebbero la meglio i Visconti di Milano, che presero la città nel 1359, dopo aver assoggettato tutto il territorio.
Quando i domini viscontei furono elevati a Ducato con decreto imperiale (1395), il territorio pavese prese il nome di Contea di Pavia, ed era appannaggio del Duca di Milano o del suo erede.

In questa direzione si inscrive anche la forte pressione, svolta soprattutto da Teodolinda, che era in rapporti epistolari con lo stesso papa Gregorio Magno verso la conversione al cattolicesimo dei Longobardi, fino a quel momento ancora in gran parte pagani o ariani, e la ricomposizione dello Scisma tricapitolino. In appoggio allo sforzo di Teodolinda è importante ricordare l'azione dell'allora vescovo di Pavia Sant'Anastasio.
I Longobardi organizzarono le loro conquiste in ducati, ma la geografia amministrativa del territorio pavese in questo periodo non è nota.

Nella successiva età carolingia il territorio è diviso in Comitati: nella provincia di Pavia sono istituiti quelli di Pavia, di Lomello (da cui si originò la Lomellina), a nord del Po.

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