Antichi insediamenti - L'Oltre Po

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Antichi insediamenti

POPOLI ANTICHI


ANTICHI INSEDIAMENTI


Un' interessante ricerca degli studenti delle scuole Maserati e Santa Chiara di Voghera offre une bella sintesi delle antiche popolazioni oltrepadane vedi


Il Castelliere di Guardamonte


Sul monte Valassa, noto ai geoligi e ai paleontologi per i denti di pescecane che si ritrovano nelle rocce marnose, sono state scavate le tracce di una fornace di tipo orizzontale, per terracotte molto caratteristiche. Era abitato da una popolazione di Liguri della tarda età del bronzo.

La capanna di Cecima


Le tr
acce sono state ritrovate su un terrazzo del torrente Staffora ed è stata possibile una ricostruzione esposta nel museo di Campomorone.  
http://www.comune.campomorone.ge.it/campomoronecultura/paleoantro.aspx

Sono state trovate anche tracce e manufatti a Rivanazzano descritti in una interessante ricerca: http://www.aut-online.it

http://www.appennino4p.it/index.html

Archeologia tra Staffora e Curone

http://www.appennino4p.it/guardamonte

Il sito archeologico noto con la denominazione di Guardamonte si estende lungo la sommità e le aree settentrionali di versante del monte Vallassa, sul crinale compreso fra i paesi di San Sebastiano Curone e Bagnària.


Le prime indagini archeologiche furono intraprese negli anni '50, in seguito a rinvenimenti fortuiti, dalla Soprintendenza archeologica del Piemonte, a opera di Felice Gino Lo Porto, a cui fecero seguito ricerche negli anni Settanta, solo parzialmente documentate.

La rupe del Guardamonte


A partire dal 1995 l'Università degli studi di Milano, sotto la direzione scientifica della professoressa Cristina Chiaramonte Trerè, titolare della cattedra di Civiltà dell'Italia preromana, con la collaborazione degli scriventi, ha dato avvio a un nuovo progetto di ricognizioni e scavi nell'area interessata dalla presenza dell'insediamento.

Le indagini hanno messo in evidenza in quest'area, posta in posizione dominante rispetto alle valli dei torrenti Staffora e Curone, una complesso insediamento che affonda le sue origini nel V millennio a.C., con testimonianze di frequentazione a partire dal Neolitico medio fino alla seconda età del Ferro e all'epoca romana, probabilmente alto-imperiale.


La presenza di sorgenti persistenti, testimoniata oggi dalle fontane dell'Arsazza e della Fontanazza, con portata abbastanza rilevante e ottima qualità dell'acqua ha contribuito a rendere agevole la vita sul posto

.
Gli scavi condotti dall'Università hanno interessato diverse zone del monte: in particolare importanti testimonianze sono state poste in luce nel pianoro posto lungo il margine settentrionale della rupe e su una terrazza pianeggiante, situata a quota inferiore, lungo il versante settentrionale del monte.
Le indagini di scavo hanno permesso di identificare le testimonianze di una frequentazione in questa zona a partire dal Neolitico fino all'età romana (V millennio a.C. - I sec. d.C.).


Per le fasi più antiche di notevole interesse è risultato il rinvenimento di un piccolo lembo di strato, in prossimità della parete di roccia, che ha restituito materiali riferibili al Neolitico medio in una fase iniziale della Cultura dei vasi a bocca quadrata. Questa cultura per l'Italia settentrionale costituì, rispetto al periodo precedente (Neolitico antico: VI millennio a.C.), un periodo di grande unificazione culturale con l'apertura alle relazioni con il resto della penisola oltre che con le culture dalmatiche e balcaniche.


È stata identificata in particolare per l'affermarsi di forme di vasi con la bocca quadrata, elemento distintivo che caratterizza la produzione ceramica dell'Italia settentrionale per quasi un millennio (inizio V - inizio IV millennio a.C.). Non mancano tra i reperti del sito strumenti in pietra scheggiata in selce come una punta di freccia e un grattatoio e, in pietra verde (ofiolite) levigata, frammenti di strumenti quali un'accetta frammentata. Proprio la lavorazione di pietra verde è testimoniata da resti di materiale sbozzato e da scarti di lavorazione. La raccolta di materiale ofiolitico in forma di ciottoli nei letti dei torrenti curone e staffora è testimoniata già nelle fasi più antiche del neolitico.


Questo materiale, molto ricercato e raro, ampiamente utilizzato per tutto il neolitico, costituiva per queste zone una particolare attrattiva per la facilità di reperimento direttamente nei fiumi; è probabile che anche la frequentazione del monte Vallassa in questa fase possa essere in parte riconducibile al popolamento dell'area per l'approvvigionamento della pietra verde.


La frequentazione del sito è attestata, anche se sporadicamente, per il Neolitico finale e per la successiva età del Rame (3400-2200 a.C. ca.); molto interessanti i frammenti riferibili alla Cultura del vaso campaniforme, un fenomeno di portata europea della fase finale dell'età del Rame, che in Italia settentrionale si colloca circa nella seconda metà del III millennio a.C.


Testimonianze più significative sono comunque riferibili all'età del Bronzo, in particolare a un periodo compreso tra una fase avanzata del Bronzo medio e una iniziale del Bronzo recente (XVI-XIII sec. a.C.). In prossimità del centro del pianoro si è evidenziato un taglio semicircolare che determina un'area sottoscavata dove appare alloggiata una struttura, probabilmente una capanna, costituita da pietre disposte in forma semicircolare.


In un'area a ovest del pianoro sommitale a quota inferiore, in un punto dove il profilo del monte mostra un repentino cambio di pendenza a continuazione ideale di una balza naturale della roccia arenaria affiorante, ha permesso di identificare i resti di una struttura muraria, probabilmente di contenimento, anch'essa riferibile al Bronzo recente. Si tratta di una scoperta molto importante che consente di datare almeno al XIII sec. a.C. circa la prima edificazione sul monte Vallassa di un insediamento dotato di opere di terrazzamento artificiali.

La tecnica utilizzata richiama quella già verificata in altri luoghi coevi della Liguria e che caratterizzerà anche le opere di epoca successiva dell'insediamento ligure.
Successivamente a questo periodo dovette verificarsi una fase di abbandono cui fece seguito una nuova occupazione che, nonostante non abbia restituito strutture, è comunque ben attestata dalla cultura materiale. In particolare si segnala un vaso probabilmente funzionale alla conservazione dei cibi rinvenuto sul piano di questa fase di vita e ricostruito quasi per intero da numerosi frammenti, attribuibile al Bronzo finale (XII-X sec. a.C.) Il ritrovamento tra i materiali rimescolati del pianoro di un frammento di un ugello in terracotta di un mantice, probabilmente in pelle, testimonia la presenza di attività metallurgiche nella zona sommitale durante l'età del Bronzo.


Segue un nuovo periodo di abbandono, protrattosi forse per quasi trecento Le principali testimonianze relative a questa fase provengono da un saggio eseguito in corrispondenza dell'ampio pianoro presente lungo le pendici settentrionali del monte; questo intervento ha permesso di riportare in luce diverse strutture che mostrano la sistemazione dell'area a terrazze pianeggianti e la successione di diverse fasi di vita in un arco di tempo compreso, sulla base dei dati attuali, tra il VI e il III-II secolo a.C. È in questo periodo che è possibile riferire l'occupazione dell'insediamento a popolazioni "Liguri".


Nel corso del VI secolo a.C. l'area venne stabilmente occupata e il versante del monte fu adattato, sia sagomando la roccia affiorante sia con riporti di terra, per ricavarne dei terrazzi.
Si è trovata traccia di una fornace per la cottura della ceramica. Di quest'ultima si era conservata parte della cupola della camera di cottura dei vasi e la base della camera di combustione, costituita da un circolo di pietre che ancora contenevano la cenere dell'ultimo fuoco. All'interno della cupola, rinvenuta collassata e fortemente danneggiata, non sono stati rinvenuti vasi: si suppone quindi che la fornace sia stata abbandonata dopo il completamento dell'ultima cottura e il prelievo dei vasi cotti, operazioni che, in strutture di questo tipo, prevedevano l'asportazione dall'alto e quindi la distruzione parziale della camera di cottura.


All'interno della cenere contenuta dal circolo di pietre è stata rinvenuta un'ampia porzione di un vaso d'impasto, già rotto in antico, che probabilmente era stato utilizzato durante le operazioni di spegnimento del fuoco.
Come è testimoniato dalla presenza della fornace, questi oggetti erano perlopiù prodotti localmente, sfruttando le materie prime locali. Le forme sono in genere piuttosto semplici: vasi contenitori per la conservazione e la cottura di cibi solidi e liquidi, ciotole e scodelle utilizzate come piatti e bicchieri ed eventualmente anche come coperchi. Alcuni oggetti, come vasi colatoi, fusaiole e rocchetti, segnalano invece la presenza di attività manifatturiere legate all'allevamento, quali la lavorazione del latte e la filatura della lana.


Di grande rilievo appare la presenza di alcuni oggetti di importazione, molto significativi per la conoscenza delle relazioni commerciali e culturali che gli antichi abitanti del Guardamonte intrattennero con le altre popolazioni dell'Italia antica a più riprese nel corso della vita dell'insediamento. Tra i reperti delle fasi più antiche dell'insediamento (VI-prima metà V secolo a.C.) sono testimoniate importazioni di ceramica etrusca: ciotole di bucchero probabilmente dall'Etruria settentrionale e padana, imitate anche localmente, e un grande bacino con una fascia dipinta prodotto in Etruria meridionale (Lazio settentrionale), a testimonianza dei contatti e degli scambi verso sud con la costa ligure-tirrenica. La presenza negli stessi strati di ceramica decorata a stralucido con una originale rielaborazione locale della tipica decorazione della ceramica golasecchiana, nonché di una fibula (spilla) di bronzo a sanguisuga, anch'essa tipica della cultura di Golasecca, indica l'intensità degli scambi anche con le popolazioni confinanti verso Nord.


Nelle fasi più recenti (III-II secolo a.C.) il rinvenimento di altre fibule e di bracciali di vetro colorato tipici del costume celtico sembra testimoniare lo sviluppo di relazioni anche con le nuove popolazioni insediatesi ormai stabilmente nella Pianura padana, confermando in questo modo il perdurare del ruolo svolto dall'insediamento del Guardamonte come centro di contatti e di incontro tra diverse culture.


Il monte fu comunque interessato da un nuovo momento di occupazione in età romana.
Al di sopra dei sedimenti depositatisi a seguito dell'abbandono dell'insediamento ligure venne impiantata una struttura della quale si sono conservate tre buche di palo e numerosi frammenti di tegole conservate anche per ampia porzione, potrebbe trattarsi di una tettoia lignea con tetto di tegole e coppi (questi ultimi peraltro scarsissimi tra i rinvenimenti).


I materiali romani rinvenuti, sebbene poco numerosi, mostrano comunque la presenza di oggetti di una certa qualità (ceramica a pareti sottili, vetri, oggetti metallici etc.) riferibili grossomodo a un periodo compreso tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. La presenza della fase romana sul tetto degli strati, quindi inevitabilmente più soggetta al deterioramento, non permette una definizione più dettagliata, anche se non si può escludere che la zona possa aver mutato la propria funzione assumendo quella di luogo di culto (per es. culti agricoli e pastorali delle cime).


Bibliografia:

  • Giorgio Baratti e Lucia Mordeglia pubblicato anche in: Alla scoperta dei monti Vallassa e Penola -- Voghera : 2004

  • Dinamiche insediative e rinvenimenti sul monte Vallassa dal Neolitico all'età del Bronzo / Giorgio Baratti = Antichi Liguri sulle vie appenniniche tra Tirreno e Po: nuovi contributi : atti della giornata di studio : Milano : 2002. p _ / Cristina Chiaramonte Trerè - Milano : 2003

  • Ponte Nizza (PV), monte Vallassa-Guardamonte: nuove ricerche nel castelliere ligure / Cristina Chiaramonte Trerè = Not' a' Lomb' 199 : 2000.

  • L'insediamento sul monte Vallassa (AL-PV), spartiacque tra due bacini fluviali / Cristina Chiaramonte Treré, Giorgio Baratti, Lucia Mordeglia = Preistoria e protostoria in Etruria : 5' incontro di studi Paesaggi d'acque : Sorano-Farnese : 12-14 maggio 2000. p 273-286 -- Milano 2002

  • L'insediamento ligure sul monte Vallassa nella seconda età del Ferro: i risultati delle nuove ricerche / Cristina Chiaramonte Trerè, Giorgio Baratti = Ligures

  • La Liguria interna nella seconda età del Ferro : atti del Convegno internazionale di studi liguri : Mondovì : 26-28 aprile 2002 -- Bordighera

  • Il castelliere del Guardamonte nella Provincia di Pavia / A Lentini = Ritrovamenti archeologici nella Provincia di Pavia : Atti del Convegno di Casteggio : 29 gennaio 1978. p 71-85 -- Milano : 1979

  • F. G. Lo Porto Una stazione dell'Età del Ferro nel Tortonese = Rivista di studi liguri : 20. 3. p 163-204




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