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Godiasco

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GODIASCO


Godiasco è ubicato alla confluenza della valle Ardivestra con la valle Staffora. In epoca preistorica si stanziarono in questi luoghi ricchi di acqua, di pascoli, di legname, di pietre da costruzione, tribù liguri migrate dalla valle del Rodano e scese fino al Golfo del Tigullio da cui poi risalirono il Cicagna e il Borbera per affacciarsi sull'alta valle Staffora. Vi sono reperti preistorici alla rupe del castelliere del Guardamonte e le tracce di una capanna su di un terrazzo dello Staffora presso Cecima.

Un tratto delle antiche mura
Portale di Palazzo Malaspina
Il pozzo nel cortile di palazzo Malaspina
Cariatide del portale

Il suffisso del toponimo ("ascum" ligure o "acum" celtico) fa presumere come la nascita di Godiasco si debba far risalirc a tempi prelatini.


Attraverso la via fluviale dello Staffora, ridiscesero successivamente altre popolazioni sottomesse nel 222 a.C. dai romani del console Marcello.
Intorno all'anno 1000 le famiglie degli Obertenghi, che si suddivisero in vari rami nobiliari fra cui i marchesi Pallavicino, i d'Este, i Malaspina, occuparono tutta la valle Staffora divenuta per sua stessa natura la più breve via di comunicazione tra il mare e la Lombardia.


Godiasco si trovava infatti sulla "via del sale" che collegava Pavia, capitale del Regno Longobardo, a Genova.
Numerose carovane, ricche di merci, di spezie, di stoffe, di sali e metalli preziosi, dovevano salire e scendere spesso questa valle, diventando preda dei briganti, per proteggere questi traffici i signori locali offrivano perotezione in cambio di un congruo pedaggio. In questa attività furono maestri i Malaspina che costruivano torri di guardia e di riscossione ad ogni imbocco di valle.


I mercanti che caricavano le merci nel porto di Genova, sapevano in partenza il prezzo del pedaggio che valeva la pena di pagare perché i Malaspina, signori del luogo, col passare del tempo si erano impegnati a difendere, garantendole con scorte armate ai mercati.

I Malaspina di Godiasco
Guido Guagnini: I MALASPINA - Editrice il Biscione  - Milano 1973
Guido Guagnini: I Malaspina di Val di Staffora  - Ed. Società Artigiani Tipografi Voghera 1967

Il più antico documento conosciuto che ricorda Godiasco, è un diploma del 1164 con il quale Federico I di Svevia detto il Barbarossa, investiva Opizzo Malaspina del marchesato di Godiasco, che si estendeva in tutta la valle Staffora, la famiglia Malaspina dello Spino Fiorito fu investita di questo feudo anche nel 1220 da Federico II e nel 1355 da Carlo IV.

I Malaspina costrurono dei torrioni che fortificavano le mura di Godiasco. Esistono ancora torri di guardia incorporate nelle mura di cinta. Il tessuto urbano originale del paese è tipicamente medievale. Nel centro antico sorgeva il castello munito di tre ordini di mura.
II portale del più antico palazzo marchionale costruito nel 1400 probabilmente sui ruderi di un più antico castello, porta scolpite nella fragile arenaria, due cariatidi sostenenti l'architrave. Questo è diviso in cinque formelle separate da figure umane allegoriche, porta la data del 1594 ed una dicitura latina, oggi illeggibile, che illustra la leggenda del nome "Malaspina".


Nell'interno del cortile si nota un pozzo sormontato da una figura femminile in arenaria. In tale edificio fu ospitato per qualche tempo il Cardinale Giovanni De' Medici, futuro papa Leone X, dopo la sua cattura nella battaglia di Ravenna ad opera dei Francesi.

Bernabò Malaspina, marchese di Godiasco, organizzò la sua fuga, ma a sua volta fu condannato alla pena dello squartamento dagli Sforza che nel frattempo gli avevano mosso guerra e lo avevano sconfitto. Tale condanna venne eseguita a Voghera sulla pubblica piazza il 20 settembre 1514.

Dentro le mura sorgeva anche la vecchia chiesa dedicata a San Siro collegata al nuovo palazzo Malaspina, oggi palazzo Pedemonti, edificato nel XVI secolo. La struttura organizzativa del borgo medievale è desumibile anche dalla toponomastica: via del Conciatore, via del Mulino, via del Forno, via del Boscaiolo, via della Conserva, piazzetta dell'Aia. Sono ancora individuabili, in alcune piazzette, piccoli androni, probabili ingressi di botteghe di macellai, conciatori, vasai, panierai, tessitori.


Il dominio malaspiniano si protrasse oltre il periodo feudale anche se una parte del feudo, nel corso dei secoli, subì smembramenti, passaggi in diverse mani, distruzioni, a causa soprattutto dell'inimicizia con i Visconti che si proponevano di domare lo spirito di indipendenza dei Malaspina.
Godiasco subì distruzioni assai gravi: nel 1398, in occasione di scontri tra i Visconti ed i Malaspina; nel 1403 l'abitato venne occupato da truppe genovesi agli ordini del re di Francia.


Importante luogo fortificato, strategico per il controllo dell'alta valle Staffora, dovette subire vandalismi e scorrerie con la conseguente distruzione di edifici e mulini.
Nel primo ventennio del XV secolo, il marchesato di Godiasco, tolto dalla giurisdizione dei Malaspina e concesso al Contc di Carmagnola da Filippo Maria Visconti, vide accrescere la propria mportanza politico militare, cadde successivamente sotto il dominio francese prima, austro-ungarico e piemontese poi.


Intorno al 1840 fu capoluogo di Mandamento nella provincia di Voghera. Vi risiedeva il giudice mandamentale e l'esattore dei Regi Tributi.
Era sede del banco di sale e tabacchi e vi si trovava una stazione dei Regi Carabinieri.
Come sede di Mandamento, comprendeva i Comuni di Cecima, Montesegale, Pizzocorno, Rocca Susella, San Ponzo e Trebbiano.

Il Municipio aveva la sua sede nella Piazza del Mercato e vi rimase insediato anche dopo l'unità d'Italia, quando fu costruito l'attuale Palazzo Comunale.


Antiche Fonti della "Canaretta".

Nei primi decenni dell'Ottocento furono intrapresi scavi per la ricerca dello zolfo che in alcuni luoghi affiorava tra le marne, nei dintorni di Godiasco e Montalfeo. Si privilegiò la zona denominata "Canaretta" sulla riva sinistra dello Staffora dove vennero scavate diverse gallerie fino ad una certa profondità nel colle.

Gli scavi a cui presero parte maestranze locali agli ordini del farmacista di Godiasco Gerolamo Merlo, che a sua volta agiva per conto di una società torinese, furono interrotti per l'eccessiva spesa in relazione alla quantità di zolfo ricavato.


Gli scavi misero in luce delle fonti termali, caratteristica comune a diversi siti del luogo (Garlazzolo, Retorbido, Salice, Montalfeo) e diedero luogo ad un piccolo turismo locale a cui aderivano estimatori di questa acqua salina e solforosa, non priva di virtù. Da segnalare che furono trovati anche tracce di idrocarbuti ma non in quantità da far pensare ad uno sfruttamento.

Alcune piccole gallerie scavate per i sondaggi facevano pensare alla fertile fantasia degli abitanti alla tana dell'uomo-lupo detto anche l'Om servadi o l'Om di bosc.

Intorno al 1870 nel Comune c'erano quattro scuole per l'istruzione primaria a totale carico dello stesso: una scuola maschile ed una femminile nel capoluogo e due scuole infantili miste, una nella borgata di San Giovanni e l'altra nella borgata di Monte Alfeo.
Nel 1891 venne fondata la Società Operaia di Mutuo Soccorso, uno dei primi sodalizi della zona, aveva finalità mutualistiche ed assistenziali. Come sede sociale, nel 1913, fu costruito un teatro ora intitolato ad Antonio Cagnoni, compositore di musica che ebbe i natali in Godiasco nel 1828.

Lo sviluppo urbanistico ha cercato di salvaguardare il nucleo medievale del centro abitato con alcuni interventi di restauro.
Godieasco è nota anche per aver ospitato, per lunghi periodi di vacanza, il celebre artista fututista
Filippo Tommaso Marinetti, Godiasco ricorda Marinetti, che fondò all'inizio del '900 il movimento artistico futurista e non dimentica le sorelle Nina e Marietta Angelini definite dallo stesso Marinetti "Le Vestali del Futurismo". il legame dell'artista con la località, dove possedeva un'abitazione estiva, e con le sorelle Nina e Marietta Angelini, originarie di Godiasco è documentata da un'epistolario, ora si cerca di dare corpo ad un piccolo museo del futurismo a Godiasco.

In tempi recenti Godiasco ospitava il celebre pittore genovese Giovanni Novaresio che vi abitava e aveva lo studio nel vecchio mulino lungo lo Staffora.

Vaste porzioni di terreno sono sfruttate per la coltivazione di frutteti e vigneti. Nella zona collinare sovrastante il centro abitato operano alcune aziende vitivinicole tra cui l'azienda vinicola "Cabanon", in località Cabanon, che produce e vende pregiati vini D.O.C. E' presente anche l'artigianato (unità locali dedite alle costruzioni, alla lavorazione del legno, del ferro e alla meccanica), con imprese per lo più a conduzione familiare o con pochi dipendenti.

Il settore commerciale e quello produttivo sono rappresentati soprattutto da due segherie, da un poltronificio, da una fabbrica per la lavorazione del ferro e costruzioni meccaniche, esisteva una fabbrica di prodotti chimici che ha cessato l'attività. Da molto tempo, oltre al mercato settimanale, ogni anno si fà una fiera lell' 11 Novembre, San Martino, ove un tempo si incontravano le coppie di fidanzati organizzati da attivi sensali.

Si tiene anche un'altra fiera detta "d'Agosto" (ultimo giovedì del mese) e la sagra del paese che cade il lunedì di Pentecoste ed è dedicata a Santa Reparata.
Il 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate, aveva luogo la tradizionale benedizione degli animali da lavoro, seguita poi da una vendita all'incanto di prodotti locali: ii parrocchiani offrono doni (torte, croccanti, salumi, polli, vino...) che vengono poi messi all'asta (incanto) sul sagrato della chiesa. Il ricavato viene devoluto per opere di beneficenza.
Godiasco

Attorno a Godiasco vi sono pittoreschi e pregevoli paesaggi.

Gomo

E'una suggestiva localita sulle colline alle spalle di Godiasco da dove si gode un bellissimo panorame tra boschi di castagno centenari, è noto anche per il castello ricostruito in stile medievale su un'antica casa, è diventato una location per celebrare matrimoni e congressi




Gli Orridi di Marcellino


Gli orridi di Marcellino sono un suggestivo scenario di arenarie bienche a strapiomo sulla valle. Sono meta di molte escursioni naturalistiche fra boschi di castagni  e prati suggestivi








Sam Giovanni  Una rievocazione della vita contadina


Piccola frazione sopra Godiasco è noto per l'architettura rurale e per le numerose iniziative rievocative del mondo rurale.
Presso San Giovanni vi è Staghilione culla del famoso Brasadé  la tipica ciambella nota in tutto l'Oltre Po.









Pozzolgroppo

La località si trova a sud di Godiasco, sulla sponda sinistra dello Staffora su un cuccuzzolo di 600 metri su cui si erge un castello dei Malaspina, a cavallo tra valle Staffora e Val Curone. E' in provincia di Alessandria e quindi in Piemonte ma storicamente legato a Godiasco in quanto facente parte deel feudo dei Malaspina di Godiasco.


A Pozzolgroppo il castello consentiva ai Malaspina di riscuotere i pedaggi che i commercianti versvano per il passaggio in Val Curone, da dove attraverso San Sebastiano, scendevano in Lliguria secondo una delle varianti della Via del sale. Nel castello si notano infatti due ingressi uno verso la valle Staffora da cui si accedeva da Godiasco o dal Groppo una località lungo la Staffora, dove si guadava il torrente, sulla strada per Cecima. Si usciva in direzione della Val Curone, passando per Corneliano, la Barca, si incontrava il castello di Brignano, sempre dei Malaspina e si saliva a San Sebastiano verso Genova, naturalmente valeva anche il percorso inverso.


Pozzolgroppo è famoso per il suo castello, ora di proprietà privata e quindi non raggiungibile, ospitò nelle sue sale dal '64 al '86 un famoso ristorante, ora è noto per la produzione enologica e le sue pesche, rinomate perchè in coltura asciutta (non irrigate) un tempo era anche noto per la produzione di mais Marano, molto ricercato per fare la polenta, e i ceci.



Vecchio mulino sullo Staffora per alcuni anni fu lo studio del pittore Giovanni Novaresio
Antica chiesa di San Siro



ANTONIO  CAGNONI


Antonio Cagnoni è nato a Godiasco l' 8 febbraio 1828  e muore a  Bergamo il 30 aprile 1896, è stato un compositore italiano conosciuto soprattutto per i suoi lavori caratterizzati dall'uso di leitmotiv e armonie moderatamente dissonanti.
Oltre alla musica per le scene, scrisse anche musica sacra, in particolare un Requiem nel 1888. Produsse anche il terzo movimento, Quid sum miser, della Messa per Rossini, un lavoro collettivo realizzato da tredici compositori in onore di Gioacchino Rossini.

Lapide su Palazzo Pedemonti dove nacque Antonio Cagnoni
Ritratto di Antonio Cagnoni

Studiò composizione dapprima privatamente a Voghera, poi al Conservatorio di Milano, dove le sue prime tre opere, Rosalia di San Miniato (1845), I due savoiardi (1846), e Don Bucefalo (1847), vennero rappresentate quando era ancora studente. L'ultimo lavoro, in particolare, venne accolto molto favorevolmente ed ebbe allestimenti in vari teatri, tra cui il Teatro Regio di Parma e il Teatro San Carlo di Napoli.


Compose successivamente altre 16 opere e un pastiche, ottenendo successi soprattutto con Michele Perrin (1864), Claudia (1866), Un capriccio di donna (1870), Papà Martin (1871) e Francesca da Rimini (1878).

L'ultima opera, Re Lear, fu completata nel 1895 ma venne rappresentata solo nel 2009 al Festival della Valle d'Itria.
Oltre che compositore, Cagnoni fu maestro di cappella prima presso la cattedrale di Vigevano, dal 1852 al 1879, e in seguito presso la cattedrale di Novara, dal 1879 al 1888. Nel 1888 divenne direttore del Civico Istituto Musicale di Bergamo, conservando questa carica fino alla morte.

Panorama dal Castello di Pozzolgroppo si vede la piana di Biagasco sulla Staffora e la chiesa del Groppo, parallela al torrente correva la ferrovia
Chiesa di Santa Maria del Groppo - sec XII
Particolare del Campanile
Uno degli ingressi del Castello di Pozzolgroppo in epoca medievale da una litografia del 1852

La chiesa, intitolata a Santa Maria risale al XII sec. e se ne trova traccia su una bolla del 11 marzi 1448 dove Papa Nicolò V cocedeva il patronato a Bartolomeo e Azzone Malaspina di Godiasco. Il comune di Pozzolgroppo, malgrado l'esiguo numero di abitanti vanta altre tre chiese una il frazione Castello dedicata a San Lorenzo e le altre rispettivamente a Monticelli e Zebedassi.

http://it.wikipedia.org/wiki/Pozzol_Groppo#Cultura

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