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Il Penice

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IL PASSO DEL PENICE

E' un antico passo che collega la Valle Staffora con Bobbio confluendo con la strada che conduce da una parte a Piacenza e dall'altra alla Liguria. Si trova a 1.149 m slm ed è stato per molto tempo la meta preferita per il turismo locale estivo e invernale; si costruirono infatti alcuni impianti di risalita per lo sci anche se non sempre la neve cade sufficiante per esercitare questio sport. sono nati comunque due alberghi e numerose ville private, stante la relativa vicinenza delle città più importanti di lombardia emilia e Liguria.

Il monte Penice raggiunge i 1400 m slm, è anche noto per la presenza di una selva di antenne che certamente non valorizzano il paesaggio ma sono necessarie alle esigenze delle moderne comunicazioni., la ragione è evidente guardando il magnifico scenario a 360 gradi che spazia dal Monferrato alla Liguria, dalle vette alpine al mare.

La geologia del monte è particolare: è costituita da rocce chiamate argilla scagliosa, accompagnata da serpentini tipici della zona di Bobbio.
La roccia è simile ad un'arenaria ma di struttura più fine. In località Santa Maria di Cà de' Brugnoni esisteva una cava di pietra litografica usata per la stampa (notizia riferita anche dal compianto maestro litografo vogherese Miles Fiori.

Libro del Canonico Civardi (dono di Carlo Bricchi)
Sulla cima del monte sorge un'antica chiesa oggi ampliata e ammodernata nota come Santuario di Santa Maria.
Il monte era considerato sacro dai Liguri, e quì venne ritrovata una statuetta del re Cicno (cigno) venerato dalle popolazioni locali.

Da notare che tutte le montagne circostanti, compreso il monte Penice, erano coperti da fitte foreste di alberi enormi, come testimonia il ritrovamento, nel corso di uno sbancamento di un'antica frana per la costruzione di una strada, dei resti di grandi tronchi di faggi, abeti ed altre essenze indigene, rimasti inglobati nel terreno franato.

La fondazione del santuario dedicato alla Madonna risale al VII secolo e più esetamente nel 627, ad opera del successore di San Colombano dell'abbazia di Bobbio (morto nel 615). L'edifico fu inizialmente in legno, utilizzando i tronchi e il legname reperito sul posto. Fu poi costruita una parte in muratura intorno all'800 e continuamente ricostruita tra gli alti e bassi degli eventi storici.

Tutti gli itinerari che si intersecavano al passo del Penice erano supportati da ostelli, ospedali e luoghi di rifugio per i viandanti, pellegrini o carovane di mulattieri, ognuna di queste aveva anche una cappella e molti erano curati dai frati Gerolamini. La chiesetta attuale è del XVII secolo.
Si può salire al santuario anche percorrendo l'antico sentiero medievale che sale da Bobbio passando per la Moglia e San Cristoforo, nella Valle del Carlone. Un pregevole studio, anche se di dimensioni contenute, è quella del canonico Civardi, devo alla cortesia del Sig. Carlo Bricchi, bibliofilo e collezionista di testi di storia locale, che me ne ha regalato una copia. In quest'opera si ripercorre la nascitzaa del santuario fino ai giorni nostri.
La fondazione è dettata dalla necessità di una presenza religiosa in questo crocevia di transito. Teniamo conto  che poco più a valle, a Casa Matti, si interseca una via che porta ancora oggi da una parte al monte Lesima e Brallo (qualcuno la chiama "la stada di Giacobone" perchè venne allargata e sistemata con i fondi della Banca Giacobone con sede in Varzi, oggi non più esistente). Il passaggio di Annibale è testimoniato dal nome della strada detta "di Annibale" che collega il Brallo con la cima Colletta. Un'altra strada scende in Val Tidone.

Si ritiene che il santuario abbia avuto grande notorietà e viene spesso citato nei documenti dell'epoca, tanto che si ritiene sia stato visitato anche dalla regina Teodolinda durante un pellegrinaggio all'abbazia di Bobbio.


Santuario sulla vetta
Cartolina del Penice
Gita al Penice anni '50 foto Loretta Ravazzoli

Il penice è stato la meta preferita per le gite fuori porta.


Sull'adiacente monte Alpe si trova l'area protetta omonima famosa per la pineta  dagli anni '30. Venne utilizzato principalmente il pino nero, specie non autoctona. L'alpe è nota perchè fu sperimentato dal prof. Pavan l'uso dela Formica rufa, importata dalla Sardegna, per combattere la Processonaria del pino, una farfallina che allo stadio di larva finisce per far morire i pini.
Purtroppo l'alpe e oggetto di periodici incendi, dolosi, che le forestale non riesce a scongiurare.

http://www.agraria.org/parchi/lombardia/montealpe.htm

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