Industria - L'Oltre Po

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Industria

ECONOMIA


NASCE L'INDUSTRIA


Nel libro "Voghera o cara" edito nel 1971 dal Giornale di Voghera per i tipi della Società artigiani tipografi di Voghera, Giulio Guderzo, Umberto Magnani, Vittorio Emiliani e Peppino Calvi tracciano la storia politico sociale di Voghera che riflette ciò che avviene in tutto l'Oltre Po.

La svolta dell'Oltre Po verso l'industria avvenne su due filoni. Le fornaci di laterizio e la seta, più tardi l'industria meccanica e motoristica.

Le fornaci si svilupparono quando incominciarono a comparire i forni a carbon coke in sostituzione dei forni a legna che avevano inghiottito buona parte dei boschi del territorio. 

Sorsero imponenti fornaci che impiegavano molta mano d'opera e rifornivano il mercato edile in espansione. Nel 1929 operava Antonio Palli, di provenienza Ticinese, Mauro de Melchiorri e Raccagni.
Interi paesi nacquero dalle comunità di fornaciai, famose quelli dei Palli, Bettaglio e Servetti.

La ciminiera di "Bertula" a Voghera poco prima della sua demolizione nel 2010

La seta divenne industria quando si iniziò a raccogliere i bozzoli dalle famiglie contadine e fare la prima lavorazione su scala industriale. Per i contadini il limite era la disponibilità di foglie di gelso e per questo si impiantavano filari di gelso lungo i margini degli appezzamenti e nei terreni reliquati, anche di collina.

La prima lavorazione detta "trattura" consisteva nel devittalizzare la crisalide nel bozzolo con il calore provenienti da appositi fornelli, senza danneggiare la seta. Poi i bozzoli venivano immersi in bacinelle di acqua calda a gruppi di 6 - 8 a seconda dello spessore del filo che si voleva ottenere. Con particolari scopini o pettini si raccoglievano i capifilo dei bozzoli si riunivano e si tirava avvolgendo il filo in aspi da dove andavano alla ritorcitura dove i fili erano giuntati e ritorti in un unico lunghissimo filo da avviare alle tessiture.

La seta non aveva bisogno di essere filata perchè il filo era già bell'e pronto, bastava tirare, si otteneva anche più di 1000 m di filo da ogn bozzolo.
Grandi fortune vennero accumulate da chi seppe trar vantaggio dal comprare a poco i bozzoli, allevati dai contadini e vendere a prezzi elevati i filati di seta.

Dopo la seta il cotone, che sbarcava a Genova e portato in Oltre Po e, come in gran parte d'Italia, per la lavorazione: filatura e tessitura.
Nel 1833 alla lavorazione della seta, in cui primeggiano i Gallini, si affiancano i fratelli Tettamanzi, con le prime manifatture di cotone  a Voghera, a Castelnuovo e a Rivanazzano. Dopo pochi anni la Tettamanzi chiude e subentra nel '53 Cristoforo Pedemonti, commerciante con vasti interessi nel campo della tela.

Si fa avanti anche un Giuseppe Bossi. Accanto a queste entità resiste comunque anche un artigianato che resta efficiente e produttivo. Nel 1852 vi sono a Voghera 5 cappellai di modeste dimensioni, ma uno, quello di Giuseppe Berti, diventa presto importante unitamente a due conciatori  di pelli a nome Bottà e Bufarelli.

Nell'industria serica primeggia Luigi Bonacossa  che muore nel 1904 in piena crisi della seta per cui il figlio chide lo stabilimento e l'anno successivo lo riapre come semplice magazzino per lo stoccaggio e cernita dei bozzoli. Un altro che apre la stessa attività e Giovanni Bellini a Retorbido, resiste la filanda di Cesare Marelli che a Rivanazzano ha un laboratorio per la preparazione del "seme bachi" le uova del baco da seta da cui far nascere i "bigattt".

Nel 1907 si instaura l'industria cotoniera, chiude una piccola tessitura di Onorina Fara ed aprono due grandi cotonifici La tessitura Bertollo e la filatura Carminati. La tessitura Bertollo occupa una vasta area fra via Cairoli e Via XX settembre che subisce un tragico incendio che la distrugge, verrà ricostruita con l'aiuto del Comune e della Cassa di Risparmio. Successivamente subentreranno il cotonificio Bustese e poi ancora in Snia Viscasa.

La meccanica e la motoristica

A Voghera non vi era un vero stabilimento di meccanica ma numerosi fabbri che nelle loro botteghe forgiavano meccanismi per le prime trebbiatrici e i vari pezzi necessari all'agricoltura. L'unico meccanico citato è nel 1903 Giuseppe Dagnino.

Si fabbricavano e riparavano biciclette e locomobili a vapore. Incominciavano ad apparite i primi motori a scoppio ed automobili.

A cavallo tra '800 e '900 l'Oltre Po ebbe un grande sviluppo nella nascente industria meccanica e motoristica.
Il vero pioniere della meccanica fu Fausto Arona classe 1880 che incominciò ad acquistare, per passione, un motore svizzero Sant'Aubun - Felix, poi parti staccate di una industria motoristica torinese che chiudeva e, costruendo le parti mancantti incominciò a fabbricare motori istallati su pompe per l'irrigazione  o macchine della ditta Concaro che aveva l'officina in Via degli Spalti.

Per tutti gli anni seguenti fioriscono piccole officine che costruiscono motori. Nel 1914 nasce l'officina di Francesco Merli destinate con Arona a rimanere fino a fine secolo.
Nel 1907 nasce una grande officina ferroviaria che fa la manutenzione delle locomotive a vapore e del materiale rotabile. Si costruirono anche le case per gli operai per questo lavorare in officina era una posizione molto ambita.

Le scuole professionali contribuiscono ad elevare il livello d'istruzione della gioventù e molti intraprendenti fondano le prime industrie meccaniche partendo da insediamenti con pochi operai.

A Tortona le officine Orsi hanno iniziato con le trebbiatrici rese famose da alcune fotografie dove si vedeva il Duce trebbiare su macchine Orsi, poi con le trattrici diesel molte ancora visibili nelle manifestazioni storiche http://www.berri-tractors.it/museo.htm

L'Oltre Po aveva tutte le caratteristiche per diventare un grande distretto della meccanica e motoristica ma la mancanza di coesione degli imprenditori dell'inizio '900 e anche dopo, le ragioni politiche per cui gli amministratori eletti badavano più agli interessi immediati e particolari, la mancata ricerca ed innovazione nel settore meccanico e motoristico ha finito per far svanire ogni iniziativa. Fa eccezione l'Arona i cui diesel marini hanno sopravissuto per anni e che è ancora possibile vedere in qualche gozzo di pescatori sulle nostre coste.

Il quadro politico è stato ben illustrato da Vittorio Emiliani nel testo di Voghera o cara" già citato.

<  HP  >

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