L'invasione Romana - L'Oltre Po

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L'invasione Romana

LA STORIA
LA STORIA
L'invasione Romana

Dopo l'arrivo dei Celti nel VI-V secolo a.C., si forma una nuova stirpe, quella Celto-ligure, che si insedia nella valle Staffora mediante piccole tribù, che abbandonano le alte vette per insediarsi a mezza costa, in posizione più favorevole per procacciarsi il cibo. È il periodo della fondazione di villaggi come Varzi e, in seguito, Iria (Voghera).

I Celti, al contrario dei Liguri, sono popolazioni linguisticamente appartenenti al ceppo indoeuropeo. La loro massima diffusione si colloca nel III secolo a.C., quando arrivano fino all'Asia Minore, partendo dalle zone di origine, cioè il corso superiore del Danubio e la Francia orientale. Sono popolazioni in cui prevale il sentimento tribale e l'appartenenza a piccoli gruppi, stanziati in un proprio territorio con insediamenti sparsi e governati in origine da un re.

La valle Staffora è ancora al centro della storia degli Appennini con la conquista romana del III secolo a.C., ma soprattutto dopo lo scoppio della II guerra punica nel 218 a.C. e l'arrivo del grande condottiero Annibale. Questi, dopo aver sconfitto i Romani nella battaglia del Trebbia (dicembre 218 a.C.), si attesta sui monti della valle Staffora.

La sua permanenza ha lasciato numerose tracce: il toponimo Strada di Annibale dato alla mulattiera che da Brallo porta a Cima Colletta e al passo del Giovà; il rinvenimento nella stessa zona di una lancia, un coltello e alcune frecce avvalora l'ipotesi di un passaggio di Annibale.

Solo dopo la sconfitta di Annibale a Zama nel 202 a.C. i Romani riprendono la lotta contro i Liguri, sottomettendoli definitivamente nel 197 a.C.

Inizia il periodo di dominazione romana, caratterizzata da insediamenti di presidi e colonie militari in pianura e lungo la via Postumia.
La via Postumia è una strada consolare fatta costruire dal console romano Aulo Postumio Albino nel 148 a.C.; collegava Genova con Aquileia, passando per Libarna (presso Serravalle Scrivia), Derthona (Tortona), Clastidium (Casteggio), Placentia (Piacenza), Cremona, Verona, Vicetia (Vicenza), Opitergium (Oderzo). Si tratta per lo più di una strada "di arroccamento", cioè una direttrice per gli spostamenti veloci delle truppe per la difesa del territorio e il suo controllo.

I Romani iniziano, poi, la penetrazione dell'alta valle Staffora, probabilmente sia a caccia dei disertori dell'esercito, che si erano rifugiati in zone inaccessibili, sia per rintracciare i cristiani che, perseguitati nelle città, erano fuggiti sui monti. Proprio al periodo romano risale un importante ritrovamento: la fornace di Massinigo presso Varzi. Sempre presso Varzi furono trovati resti romani come a Brignano Frascata in Val Curone.

Questa fornace fu rinvenuta nel 1957 in occasione dei lavori di costruzione della scuola elementare. La fornace è una delle strutture di questo tipo meglio conservate in Lombardia e l'unico impianto produttivo del genere in Oltrepò.
Il forno ha pianta circolare con fondazione in pietra locale e alzato in laterizi. Dell'impianto rimane un piano di cottura in argilla forato e sostenuto da un corridoio a volte che collegavano i muretti di sostegno della camera di combustione.
Il legname combustibile veniva immesso tramite un praefurnium, conservatosi solo in parte. La fornace aveva tiraggio verticale: il calore usciva attraverso i fori del piano di cottura, riscaldava la camera dove si trovavano gli oggetti da cuocere e usciva da un camino.
Questo manufatto serviva per la cottura di mattoni e tegole: lo spessore del piano di cottura è, infatti, notevole ed è stata rinvenuta una grande quantità di materiale edilizio all'interno della struttura stessa. Le analisi di tipo archeomagnetico hanno permesso di collocare l'ultimo momento di utilizzo del forno entro la prima metà del I secolo d.C.

La battaglia di Clastidium

1º marzo 222 a.C.
Schiacciante vittoria Romana

Schieramenti: Repubblica Romana comandati da  Marco Claudio Marcello

Galli Insubri Gesati: comandati da Viridomaro

Antefatto della battaglia fu l'attacco portato dai Romani, comandati dal console Marco Claudio Marcello, agli Insubri, che tre anni prima avevano condotto una pericolosissima offensiva contro gli stessi Romani, fermata a Talamone presso Orbetello (GR) in località Campo Regio o Fonteblanda con una delle battaglie che, per le forze in campo, fu considerata tra le maggiori dell'antichità.

I Romani, respinte le proposte di pace degli Insubri, assediavano Acerrae, località tra il Po e le Alpi tradizionalmente identificata con Pizzighettone, tra Cremona e Lodi. I Galli avevano formato una grande Coalizione e insieme agli Insubri c'erano i Boi Emiliani e i Taurisci Piemontesi.

Per alleggerire la situazione di Acerrae cui non riuscivano a venire in aiuto (i Romani avevano occupato tutte le posizioni strategiche attorno alla città), gli Insubri, rafforzati da circa trentamila mercenari della valle del Rodano detti gesati, tentarono una diversione su Clastidium. Essa era allora un'importante località degli Anamari (o Marici), popolazione ligure che, probabilmente per timore dei vicini Insubri bellicosi, già l'anno prima avevano accettato l'alleanza con Roma.

Saputa la notizia i Romani, non abbandonando come sperato dagli Insubri l'assedio di Acerrae, inviarono la cavalleria con parte dei fanti a soccorrere gli alleati. Non è chiaro se Clastidium fosse allora caduta (come sembra indicare Plutarco), o ancora resistesse, come con più verosimiglianza indica Polibio.

Comunque gli Insubri, lasciata Clastidium, avanzarono contro il nemico, ma furono attaccati dalla cavalleria romana con grande impeto.

Dopo una certa resistenza, attaccati anche alle spalle e alle ali dai Romani, dovettero ritirarsi disordinatamente, e furono spinti verso un fiume (il Po oppure forse, come vuole il Baratta, un piccolo corso d'acqua locale, il Coppa), dove in gran numero trovarono la morte. Gli altri furono invece uccisi dai Romani. Lo stesso console Marcello, riconosciuto il re nemico Virdumaro dalle ricche vesti, lo attaccò uccidendolo di persona.

La distruzione dell'esercito degli Insubri spianò ai Romani la strada di Milano, capitale nemica, che fu conquistata dopo breve assedio. La battaglia di Clastidium, che fu quindi il preludio della prima unificazione italiana, divenne tra le più celebri della storia romana.
Marcello ebbe l'onore del trionfo, che viene ricordato nei Fasti trionfali capitolini.

Anche Virgilio nell'Eneide ricorda (VI, 855) l'impresa di Marcello:
«Aspice, ut insignis spoliis Marcellus opimis
ingreditur uictorque uiros supereminet omnis.
Hic rem Romanam magno turbante tumultu
sistet eques, sternet Poenos Gallumque rebellem,
tertiaque arma patri suspendet capta Quirino.»

La battaglia del Ticino

218 a. C.
Vittoria di Annibale

Punici e Romani marciarono quattro giorni e giunsero contemporaneamente nell’area di Vicus Tumulis identifica con Pombia (prov. Novara, sponda destra del Ticino).

La battaglia del Ticino rappresentò, nella seconda guerra punica, il primo scontro diretto e la prima vittoria di Annibale contro Roma. In precedenza, dopo aver valicato le Alpi, il generale cartaginese aveva ripetutamente sconfitto i Galli Taurini che, nemici dei Boi e degli Insubri - alleati dei Punici, rifiutavano di affiancare le forze cartaginesi.

La battaglia si svolse, in realtà, oltre il corso del fiume, presso il villaggio di Victimulae, nell'odierna provincia di Vercelli, nel tardo autunno (metà novembre) del 218 a.C. e si presentò come un breve scontro tra le avanguardie dell'esercito punico e dell'esercito romano, che complessivamente contava circa 32.000 fanti e 3.000 cavalieri.

In tale battaglia, Publio Cornelio Scipione (padre di Scipione l'Africano), in esplorazione con la cavalleria (composta quasi tutta di Galli, che al termine della battaglia disertarono in massa unendosi ad Annibale) e con la fanteria leggera, si scontrò con l'avanguardia dell'esercito di Annibale (20.000 fanti, 6.000 cavalieri): in sostanza, fu uno scontro tra le rispettive cavallerie, con Maarbale alla testa della cavalleria numidica e Scipione al comando della cavalleria Gallica.
I Romani erano disposti con i fanti leggeri in prima linea e la cavalleria in seconda linea. La formazione romana risultava molto meno mobile di quella punica e questo problema fu la causa di questa e di tutte le successive sconfitte che i romani subirono ad opera dei cartaginesi, i quali disponevano, viceversa, di un importante numero di cavalieri.

I Romani furono sorpresi dall'improvvisa avanzata cartaginese. I Punici, sfruttando la superiorità numerica della cavalleria, avvolsero entrambi i fianchi dello schieramento romano, mentre, nel frattempo, la fanteria cartaginese, attaccando al centro, metteva in fuga la fanteria leggera romana che non risultava più protetta dalla cavalleria sui fianchi, e che veniva così a scompaginare i legionari che seguivano appresso. I Romani, con il console sconfitto e ferito, furono obbligati a ritirarsi a Piacenza. Scipione l'Africano, che era poco più che adolescente, riuscì a stento a salvare la vita al padre, gravemente ferito, ed apprese da questa battaglia persa dal padre tutta una serie di elementi che impiegò nelle battaglie future.

La sconfitta del Ticino fu il banco di prova su cui furono costruite le successive vittorie in Spagna, tra il 209 ed il 206 a.C. e le vittorie in Africa tra il 203 ed il 202 a.C. Tra le vittorie in Spagna, si annoverano quelle di Ilipa, di Oringis, di Baecula.

Tra le vittorie africane, si ricordano quelle ai Campi Magni (le grandi pianure del fiume Bagradas) e quella decisiva di Naraggara - Zama.
La cavalleria numidica al comando di Maarbale, aveva messo in luce tutta la sua mobilità. Per tal motivo, a Zama, nel 202 a.C., nella battaglia che terminò la seconda guerra punica, Scipione l'Africano si dotò di un forte contingente di cavalleria numidica (i romani erano alleati coi numidi di re Massinissa), superiore per numero a quella in dotazione ad Annibale, che perse, così, l'elemento tattico delle sue passate vittorie.

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