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IL FOLKLORE IRIENSE

Il primo ricercatore che si è interessato al folklore iriense è stato Alessandro Maragliano attraverso lo studio del dialetto e dei modi di dire vogheresi, una ricerca della psicologia del linguaggio che studia l'uomo attraverso il liguaggio, infatti la poca dimestichezza con le parole e il vocabolario limitato inducono a creare aforismi e modi di dire molto pittoreschi.

Nel 2004 Virginio Giacomo Bono ha curato la pubblicazione del libro: "Folklore vogherese" di Alessandro Maragliano - Edizioni CEO Voghera.

Un vero dizionario dei modi di dire vogheresi che fa seguito al dizionario Vogherese - italiano dello stesso Maragliano.


TRADIZIONI E FESTE TRADIZIONALI

La Sensia


L
a principale tradizione iriense è la festa dell'Ascensione e il giorno prima si festeggia San Bovo.
San Bovo è la festa religiosa mentre La Fiera dell'Ascensione detta SENSIA è la festa civile animata da un grande mercato con bancarelle, Luna Park e numerose iniziative di spettacolo e arte varia, dura tre giorni e si conclude con spettacolo pirotecnico.

Un tempo era una importante fiera agricola con esposizione di animali, buoi e cavalli in primis, poi si andò aggiornando riservando all'agricoltura pochi stand di macchine e prodotti per l'agricoltura. Un grande stand al coperto mette in modstra le ditte industriali, commerciali e artigianali del territorio, cantine e prodotti gastronomici, degustazione di prodotti tipicii, uno stand lo hanno le scuole e le associazioni culturali e benfiche.


La fiera è nata proprio dalla celebrazione del Santo Patrono San bovo, giorno in cui si effettuava l'ostensione della Sacra Spina in Duomo; poichè queste feste attiravano a Voghera un vasto pubblico venne autorizzato anche un grande mercato e relativi festeggiamenti.

Le bancarelle della Sensia
Il tabernacolo della Sacra Spina

ORIGINE DELLA FIERA
http://www.terraitalia.org/localita_voghera.htm

Già nel 1382 si festeggiava il 23 maggio San Bovo e nello stesso anno ne venne confermata ufficialmente la fiera in detto giorno: la festa dell'Ascensione pare quindi posteriore.
Da tener presente che il patrono di Voghera è San Lorenzo a cui è dedicato il Duomo detto anche cattedrale di San Lorenzo.

A Voghera era molto viva l'usanza dell'illuminazione della città, nella ricorrenza dell'Ascensione, durò fino alla metà del secolo XIX quando si effettuavano le processioni serali lungo le vie cittadine.
Le processioni avevano un grande significato religioso ed anche mondano, i cittadini curavano di avere un abito bello, possibilmente nuovo e le ragazze si agghingavano in modo da mettersi in mostra in una di quelle poche occasioni che avevano di mostrarsi la sera ai giovanotti senza il rigido controllo dei genitori.
Nel Diario di Ottaviano Bonamici si legge dei festeggiamenti che nel  1819, il 18 Maggio a Voghera per il solenne ingresso di S. E. Rev. Monsignor Carlo Francesco Carnevale Vescovo di Tortona e principe di Cambiò con grande processione lungo le vie addobbate a festa e con l'illuminazione notturna, i festeggiamnti continuarono il giorno dopo, I9 Maggio giorno dell'Ascensione.


In tale occasione si inaugurarono le tre campane che servirono per festeggiare la solenne entrata ed il pontificale del Vescovo nel Quartiere Grande, di fianco alla chiesa di San Rocco e oggi adibito ad uffici pubblici.
Era sindaco l'avvocato Balladori e alla sera un gran ballo, teatro ed altri divertimenti con la partecipazione di molti forestieri.

Una delle grandi attrazioni dell'Ascensione a Voghera un tempo, e in parte ancor oggi, è l'ostensione della Santa Spina in Duomo. La tradizione popolare vuole questa reliquia dono della regina Teodolinda.
La reliquia della Sacra Spina è diffusa in vari paesi d'italia: Andria, Pisa, Cremona, Vicenza, Roma, ma a Voghera trova un particolare fervore e alla sua ostensione assistono molte personalità tra cui anche membri di Casa Savoia come nel 1775 Vittorio Amedeo III e poi Carlo Emanuele IV e Vittorio Emanuele I. (vedia anche IL DUOMO)

Durante le funzioni è fatta scendere, col sacerdote che la porta, dall'alto del tempio in mezzo alle nubi, racchiusa in un preziosissimo ostensorio; e quindi, a funzione finita, è fatta risalire. Il pittoresco apparecchio ideato dal pittore vogherese Borroni, desta molta impressione nel popolino, specialmente delle campagne, che accorreva in folla allo spettacolo.

Recentemente la tradizione è stata ripristinata grazie aaaall'assessore Daniele Salerno, Cavaliere di Malta, che con i suoi confratelli e la collaborazione del Corpo dei pompieri di Voghera rende possibile il prelievo della reliquia e l'ostensione al pubblico.

http://www.youtube.com/watch?v=p3pAfQCYl1U

http://video.gelocal.it/laprovinciapavese/locale/in-duomo-a-voghera-la-celebrazione-della-sacra-spina/12861/12896

L'attuale mongolfiera
Rievocazione agricola

Anticamente nel giorno dell' Ascensione si usava far salire e scomparire in alto della chiesa una immagine di Cristo. È evidente che dal ricordo tradizionale di questa tradizione è nata nel Borroni, o in chi l'ha ispirato, l'idea della macchina che fa scendere la Santa Spina.

La consuetudine è stata tramandata con l'avvento del pallone aerostatico che a Voghera fece la sua comparsa portando impavidi viaggiatori in alto, uno dei primi fu il fotografo Cicala che fotografò Voghera dall'alto, lasciandoci preziose immagini di quel tempo.
Anche oggi una moderna mongolfiera effettua salite con alcuni passeggerri dai campi del Gallini.

Nel 1824, si ha notizia dell'esposizione di un elefante vivo nel cortile del Quartier Grande, che un girovago faceva ammirare per 25 centesimi. 
Un'altra curiosità è del 1827, e fu rappresentata dal volo di un asino di cui parlavano alcuni vecchi, e che si trovano in certe antiche costumanze narrate dal Villani (Cronica, l. VII, cap. 132) e dal Muratori (Antichità ital., Diss. XXIX), queste feste rammentano la festa  romana di Vesta dell'8 giugno, in cui un asino era condotto incoronato per le strade. Il volo dell'asino a Voghera avvenne nell'anno 1827 e lo narra nel suo Diario Ottaviano Bonamici:
Una compagnia di saltimbanchi, tesa una corda dall'orologio del Duomo al pilastro del portico di fronte, dopo aver fatta eseguire vari equilibrismi da una ragazza di 12 anni, fecero issare un asino vivo sino all'orologio, e vi fecero fare la volata sino al fondo sostenuto dal un'imbracatura, la cosa era ritenuta assai divertente ma, per fortuna non fu più ripetuta.
I funamboli in piazza Duomo sono periodicamente comparsi, percorrevano il cavo d'acciaio teso dal Duomo ai portici e lo percorrevano a piedi ed anche in bicicletta, poi gradualmente lo spettacolo scomparve anche se attualmente in alcune città, ad esempio San Candido in Alto Adige, si esibiscono alcuni equilibristi su un sottile nastro teso fra il campanile della chiesa e un palazzo adiacente.

Nel 1838 per iniziativa e sottoscrizione dei cittadini e concorso del Municipio, fanno la loro prima comparsa in programma i fuochi d'artifizio e la cuccagna, divertimenti che non hanno più abbandonata la festa del!' Ascensione.

I fuochi d'artificio e la salita con la mongolfiera sono spettacoli che rimangono tuttora.
Nel 1839 viene in uso la corsa nei sacchi, detta corsa dei fantini. Nel 1853 si vedono nuovi giuochi popolari, come sentieri pensili detti rompicolli, triangoli giranti e secchielli d'acqua sospesi recanti attaccato un premio, la cui conquista faceva rovesciare l'acqua in addosso al conquistatore.
Nel 1872 appare la tombola col premio di due buoi, conservata ancor oggi con la sostituzione del premio in denaro; e negli anni successivi i divertimenti variano, si moltiplicano modernizzandosi, ma conservando però sempre la tombola.

La processione non ha più l'importanza d'una volta, quando il corpo municipale vi interveniva al completo insieme al presidio e diramavansi inviti alle signore della città perché vi prendessero parte. Si inaffiavano allora e si ripulivano tutte le vie per le quali doveva passare il corteo, e si ricoprivano di tele tese in alto tra una casa e l'altra, mentre si addobbavano di drappi tutte le finestre.
Gli innumerevoli baracconi che prima si erigevano in piazza del Duomo e poi in quella di San Bovo,erano attrazioni dei bambini ed adulti provenienti da tutte le zone limitrofe, oggi sono sostituiti dal Luna Park nel cortile della Caserma.

Vi erano i banchetti dei caratteristici zufoli di terracotta in forma di uccelli, cavallini e campanelli di foggia rozza e primitiva; trombettine, le ciambelle, i giocattoli e i tradizionali lecabon. che forse presero nome dall'immancabile gesto dei bambini quando davano una preliminare leccatina di degustazione allo zucchero che ricoprivano i dolci, prima di procedere all'addentamento risolutivo.

E' giorno di inviti agli amici e parenti lontani, i quali giungendo ricordano immancabilmente l' antico scherzoso detto: a ra Sensia a s' mangia i tre pitans, carna, buì, e manz, cun ra cua dra cagna par fà ra bagna. (AlI' Ascensione si mangiano tre pietanze, carne, bollito e manzo, con la coda della cagna per fare il sugo). Con esso si allude forse all' antica semplicità con cui venivano trattati gli ospiti, perché carne, bollito e manzo in vogherese sono sinonimi del lesso, l'allusione alla coda della cagna, un discutibile modo di descrivere la semplicità del condimento.

In realtà il piatto dell'ascensione sono  gli agnolotti che, a differenza di quelli piemontesi, sono grandi (quadrati di 5 cm) con un ripieno povero di carne a cui viene aggiunto pan grattato, formaggio e uova. Il giorno della vigilia di solito è riservato al risotto giallo o una delle sue varianti.
Il piatto del giorno, per i ricchi, era lo storione, che immancabilmente figura nel mercato del mattino, e specialmente nella bottega dei principali salumieri come il negozio di Bosini in Via Emilia. Un tempo in Po si pescavano anche li storioni.
Nel giorno del!' Ascensione era uso tradizionale seminare negli orti le principai verdure.
In principio del secolo passato la sera dell'Ascensione, dopo lo spettacolo in teatro, si teneva il ballo, che durava tutta la notte. Nel periodo dal 1875 al 1878, sotto il Sindaco Carlo Gallini, nel salone del Municipio si teneva un ricevimento con rinfreschi a spese del Sindaco.

IL  CARNEVALE

La mashera di Buricinela
Maschere di Carnevale
Mascherine di carnevale, biscotto di recente creazione



Il Carnevale è un'altra occasione di festa che ha radici antiche ed è celebrato in tutti i paesi con feste più o meno sontuose. Si ricorda quello di Viareggio, San Remo, Nizza, la battaglia delle arance di Biellae, più vicino a noi: il Polentone di Retorbido. Tutti i paesi d'Oltre Po hanno il loro carnevale.
arance di Biellae, più vivino a noi, il Polentone di Retorbido. Tutti i paesi d'Oltre Po hanno il loro carnevale.

A Voghera la trradizione si era andata un po' affievolendo ma negli ultimi anni, grazie alla pro loco e alla passione di alcuni volontari, si è ripresa la maschera di Buricinela creata da Alessandro Maragliano con la Compagnia della Luna Associazione di uomini di cultura che si prefiggevano di animare la vita cittadina.

A fine 800 Alessandro Maragliano fondò la Società della Luna, che radunava giovani intellettuali, comei soci erano detti Lunatich.
Buricinela rappresentava allegoricamente la comunità iriense, che bruciava sul rogo in piazza per purificarsi dai suoi mali, raggiunge la luna per rigenerarsi e tornare ad affrontare le difficoltà di tutti i gironi con animo puro e nobili sentimenti”.
Buricinela arriva seduto in trono, su un carro trainato da buoi, seguito dal corteo dei contadini danzanti. La storia prosegue con la cattura di Buricinela da parte dei gendarmi, il tentativo di fuga, la lettura del suo testamento davanti al notaio, il rogo e la rinascita. Il testamento è una parafrasi ironica della società dirigente e il potere.


La manifestazione è seguita da gruppi mascherati, maghi e indovini.
Si mangiano i Ferceau frittelle di pasta lievitata o i Ciaciar friitte nell'olio o in forno cosparse di zucchero.


Altra manifestazione diffusa sopratutto nel contado è la pentolaccia dove i ragazzi si ritrovano appendendo al soffitto o ad una trave un fagotto (in passato una giara di terracotta sottile) piena di dolci. A turno i concorrenti bendati e armati di un bastone devono rompere la pentolaccia fatta dondolare. Ad operazione riuscita i convenuti si buttano sul contenuto cercando di appropriarsi dei regali.


La pentolaccia



http://www.mclvoghera.it/pagine/?p=2301

Testamento di Buricinela

Il carnevale bianco è una trdizione reinventata a Cegni, si rifà ad un'antica tradizione e si tiene il sabato grasso con una riedizione il giorno dopo ferragosto.

Carnevale Bianco


IL NATALE

Il Natale è una delle feste più sentia dai cittadini anche se attualmente è diventata una festa sempre più consumistica. Il Presepe, l'albero di Natale i regali, i pranzi e le cene caratterizzano questo periodo che va dalla vigilia a Capodanno e alla Epifania.
In Oltre Po, come in ogni altra zona, oltre alle cerimoni religiose e allo scambio dei regali, ci sono i piatti della tradizione che vengono consumati in questo periodo.
Una particolarità che distingue Voghera è la tradizione delle sette cene dell'antivigilia di Natale: la sira di set sèen  o la sèna di sét séen una cena che si tiene in casa con tutta la famiglia riunita consumando sette cibi rituali rigorosamente di magro:
1) Insalata di rape rosse, peperoni (di Voghera) sottaceto,aringa affumicata (o acciughe salate)
2) Torta di zuccacon le noci detta Nusat
3) Cipolle ripiene
4) Lasagne con l'agliata (ajà)
5) Merluzzo in guazzetto con uvetta e pinoli
6) Formaggia con la mostarda
7) Pere cotte nel vino con castagne

A Natale oltre al panettone milanese o al pane con l'uvetta si mangia la Bùsela un pupazzo di pasta dolce che rappresenta Gesù Bambino. Poi il torrone Pernigotti di Novi Ligure o API Morini di Voghera (che oggi non c'è più)
La sera delle sette cene era anche l'occasione della cerimonia del ciocco in cui in nonno della casa regalava ai giovani una moneta, si beveva un po' di vino versandone una goccia sul fuoco, poi il nonno attizzava il fuoco in cui ardeva un grosso ciocco di legno e dalle faville che si sprigionavano si traevano gli auspici per l'anno successivo.

A questa tradizione lo scrittore e poeta dialettale vogherese Angelo Vicini ha dedicato un libro:
Angelo Vicini "La sena di sèt séen" Guido Conti editore - 2013 Rimini.

La cena di Natale comprende i tradizionali ravioli o gli agnolotti Anlòt l'arrosto con la mostarda senapata, e poi i dolci tradizionali.
Voghera era ed è famosa per la mostarda di frutta senapata, tradozione poi rubata da Cremona, oggi persiste grazie all'impegno della ditta Barbieri erede di Pianetta erede a sua volta della ditta Sigalini.
Mostarda di Voghera



Il Presepe dei frati
Albero di Natale
La Buséla
La mostarda di Voghera
Il panettone milanese
Il torrone



CAPODANNO - LA BEFANA E I RE MAGI


La notte di Capodanno è sempre stata occasioni di grandi feste, i signori organizzavano balle Al Ritrovo o al Casino sociale dopo lo spettacolo teatrale o lirico. Il popolo si organizzava come meglio poteva nelle case e nei cascinali.
A Capodanno anzichè il capitone o lo storione si mangiava l'anguilla marinata, l'aringa affumicata detta saraca, lo zampone o il muso di maiale con le lenticchie.

Da diversi anni si celebra anche un "Capodanno anticipato"
Non si sa se storia o invenzione ma pare che nel '500 si celebrasse una antica festa pagana al solstizio d'inverno, la chiesa per impedite stravizi peccamnosi impedì con una bolla di fare feste nel periodo di fine anno. Per questo motivo si spostò la festa di Capodanno al 29 dicembre. In molti paesi enon solo in Oltre Po si fanno quindi due feste una il 29 dicembre e l'altra il 31.
Capodanno anticipato
Capodanno anticipato
2

L'Epifania era l'ultima festa del periodo (l'Epifania tut i fest la porta via) I bambini mettono la calza sotto il camino dove la Befana porrà i suoi doni, di solito dolciumi o qualche soldino.
La festa ricorda la visita dei Re Magi alla capanna di Betemme, in Oltre Po , come altrove, il culto dei Re Magi era molto sentito e a Voghera vi era un'abbazia dedicata appunto a questo culto.
A Voghera si celebra la befana come festa dei bambini con incursioni i piazza duomo della vecchia a cavallo della scopa.

A Voghera si celebra l'Epifania con la recita di "Gelindo alla capanna di Betlemme" una recita in dialetto portata avanti per molti anni dalla compagnia dei compiani Beppe Buzzi e Peppino Malacalza che allietavano le feste con queste recite a Voghera e paesi limitrofi.
Ancora oggi queste recite hanno successo con attori dilettanti che hanno ereditato la sceneggiatura.
Fino agli anni '50 Gelindo era recitato in piazza del Duomo e tuuti aspettavano il momento in cui il re Erodi si affacciava dal balcone sovrastante il portone d'ingresso pre insultarlo e fischiarlo, Erode era impersonato da Ciano nuto sacrista del duomo, che aveva una notevole stazza ed era famoso anche per vincere sempre le gare di mangiaatori di pastasciutta che si svolgevano a Carnevale o all'ascensione.


Una scena di Gelindo
Una performance della Befana


LA DOMENICA DELLE PALME - I SEPOLCRI - PASQUA


Il periodo pasquale è un periodo importante, già si respira aria di primavera, le festività iniziano alla domenica delle palme con la benedizione dell'ulivo (la rìmuliva) e la via crucis con la processione.
in alcuni paesi si perpetua il lavaggio dei piedi compiuto da un prelato nei confronti di un povero, seguono la cerimonia della benedizione del fuoco e quello dell'acqua benedetta il giorno di pasqua in cui si liberano le campane che erano state legate per tutta la quaresima, in alcuni paesi i fedeli portano in chiesa delle uova per farle benedire.
Il venerdì santo si visitano i sepolcri, questa consuetudine era molto diffusa in passato ed era, anche questa, un'occasione per le fanciulle, di poter uscire la sera a farsi vedere dai giovanoti.
La domenica successiva, grandi auguri, scambio delle uova pasquali di cioccolato e l'uovo in tegamino fatto con croccante e amaretti, la colomba, il pranzo di Pasqua con l'agnello arrosto e la torta pasqualina.

Il lunedì dell'angelo è riservato alla colazione sull'erba, tempo permettendo, o nei ristoranti e agroturismi fuori porta.
Una tradizione vuole che la colomba, simbolo di pace, sia tradizione risalente all'assedio di Pavia da parte di Alboino che in un primo tempo dichiarò che alla caduta di Pavia avrebbe ucciso tutti gli abitanti ma fu dissuaso da San siro e quando Pavia si arrese entrò in pavia senza uccidere nessuno ricevendo in dono da un pasticcere una colomba di soffice pan di Spagna, che divenne così simbolo di pacificazione.

Uovo di pasqua e tegamini con uovo
Uovo di Pasqua con colomba ed aglello

I SANTI E I MORTI


Il primo e il due di novembre si celebrano rispettivamenti la ricorrenza di Ognissanti e la celebrazione dei defunti.
E' tradizone che si visitino i cimiteri adornando le tombe dei propri defunti con fiori e ceri, è anche un'occasione per far visita a congiunti lontani o che non si vedono da tempo, la visita al camposanto è occasione per incontrare parenti ed amici. Questa atmosfera conviviale attenua un po' la tristezza dei giorni e a tavola si usa mangiare la zuppa di ceci ma sono i dolci che fanno la caratteristica del periodo e vengono preparati in casa o acquistati per essere offerti agli invitati: i Gialéin fatti con la farina gialla di mais, i oss di mòrt di pastafrolla con mandorle e miele, i stracadent d'impasto colloso di miele e cioccolato con granella di nocciole, i brut e bon con farina integrale, miele e granella di zucchero.


Una Processione degli anni '50



LE PROCESSIONI


Le Processioni, come i funerali, avevano un alto valore simbolico e univano la comunità cittadina in particolari occasioni religiose. Il percorso era diverso, dalla chiesa promotrice si percorrevano le principali vie cittadine fino a ritornare in chiesa. Le strade erano illuminate da ceri o lampade di carlta colorata e alle finestre e balconi erano esposti fiori, arazzi o semplici lenzuoli bianchi ricamati. Davanti la croce portata dai chierici, poi il sacerdote, le autorità civili e militari, le organizzazioni benefiche, gli ex combattenti con medaglieri e labari, le Dame di San Vincenzo, le Figlie di Maria, le Terziarie Francescane, poi le orfanelle guidate dalle Suore, infine le donne eleganti col velo e gli uomini vestiti a festa in codazzo non sempre ordinato.

Spettacolo di burattini

BUTATTINI E MARIONETTE

Fino agli anni '50 uno degli spettacoli di strada erano i saltimbanchi, un circo fatto di solito da una famiglia girovaga che arrivava con la sua carovana, si istallava in uno dei pochi angoli verdi ancora disponibili, io ricordo un tratto di Viale del Lavoro che ancora non era asfaltato ed aveva due larghi marciapiedi inerbiti. Delimitava con transenne di legno un cerchio con al centro un trapezio per le esibizioni.
Alcune panche facevano sedere il pubblico pagante, gli altri assistevano da fuori, in piedi, e offrivano un obolo quando facevano un giro col piatto "per la fabbrica dell'appetito" come recitava il capocomico che di solito era anche il Clown che faceva divertire i bambini.

Altro spettacolo di strada, qusto più colto, era il teatro dei burattini o marionette. Si istallava nei giardini pubblici e tenevano due spettacoli, uno pomeridiano per i più piccoli e uno serale per tutti.
Si recitavano commedie buffe con le più note maschere: Arlecchino, Pulcinella, Gianduja, Capitan Fracassa o le vicende di Lancilotto e Ginevra, Re Artù, Orlando e i Paladini di Francia.
Erano molto note famiglie di burattinai che si tramandavano l'arte di generazione in generazione, sia per la costruzione delle "teste di legno" sia per l'animazione e lo spettacolo.
A Tortona erano noti i Burattini di Peppino Sarina ed altre famiglie erano note nel Bergamasco e a varese.

Teatro dei burattini

Immagini ritrovate


GIOCHI IN PIAZZA


In particolari occasioni, durante le fiere o i mercati di particolare importanza come quello di San Martino, Santa Caterina, San Giovanni, Sant'Antonio ed altre occasioni, si organizzano gare in piazza, oltre che concerti di gruppi musicali locali, la Mandolinistica, la Chitarrorchestra, gare di ballo ed alcuni spettacoli più popolari.

Albero della cuccagna
Il termine cuccagna è un francesismo derivato da Coccagne, usato per individuare il Paese di Cuccagna Un paese dove tutti vivono felici tra balli e libagioni senza problemi economici; non è estraneo il fatto di chiamare Coque le palle di guado formate da foglie macinate. questa attività arricchì notevolmente contadini e commercianti fino ad essere chiamato "oro blu".

L'albero della cuccagna era un lungo palo infisso nel terreno, cosparso di grasso, e alla cui sommità era posta una ruota di carro con appesi ogni bel di Dio: salami, prosciutti, formaggi. sacchetti con monete. per arrivarci i contendentisi vestivano con una rustica tuta e cospargevano il palo di cenere: dopo molti tentativi qualcuno riusciva a raggiungere i premi e ad impossessarsene.
Un caso particolare era il gioco in piscina. Un lungo palo, ben ingrassato, era posto orrizontalmente a sbalzo sulla piscina, il concorrente doveva camminare sul palo unto e raggiungere una bandierina posta all'estremità, anche qui i tuffi erano molto frequenti.

La corsa nei sacchi
Consisteve in una corsa i cui concorrenti dovevano correre con le gambe infilate in un sacco. Le rovinose cadute divertivano molto gli spettatori.

Tiro alla fune
Due squadre di fronteggiavano ai due capi di una fune, vinceva la squadre che riusciva a trascinare l'altra oltre un certo limite.

Mangiatori di pastasciutta
In piazza era preparato un lungo palco su cui erano poste due file di rustici tavoli; su questi tavoli erano posti piatti di pastasciutta preparato in loco ben condita con rosso sugo di pomodoro. I concorrenti, intervallati da dieci piatti al via dovevano mangiare il maggior numero di pastasciutte, con le mani legate dietro la schiena, in due minuti. Il risultato erano le facce dei concorrenti ben dipinte di rosso.
Quasi sempre questa gara era vinta da Ciano, l'illustre sacrestano del Duomo, famoso anche per interpretare il ruolo di Re Erode nella recita del "Gelindo".

La Tombola
Questo gioco aveva raggiunto grande fama a Voghera ed era seguito da numerosi giocatori provenienti anche da zone vicine, attirati dai ricchi oni in palio.

I Circo e i Funamboli
Due volte all'anno a voghera arrivava il circo, famoso era quello dei fratelli Togni con i suoi leoni, Orfei, con i suoi cavalli e le bellissime ballerine, ed altri ancora, erano spettacoli che attiravano i bambini con i loro Clown e gli adulti con trapezzisti, equilibristi ed acrobati.
I funamboli tendevano un cavo d'acciaio dal campanile del Duomo ad uno degli edifici circostanti e poi lo percorrevano a piedi con un bilancere o anche in bicicletta.


LA MACELLAZIONE DEL MAIALE

Questa pratica che consentiva di lavorare le carni del maiale allevato in casa nell'apposito stabio, nutrendolo con gli avanzi di cucina e un po' di mais, ottenendo una serie di prodotti che si conservavano per tutto l'anno fino alla stagione successiva. Questo evento aveva luogo all'inizio della stagione fredda, era anche occasione di festa in cui si riunivano parenti ed amici per la "maialata, un gran pranzo in cui si mangiava in anteprima le parti meno conservabili del maiale: la frittura, le cotenne con fagioli e riso, i polmoni e il fegato.
Era una vera cerimonia, le donne preparavano enzuola linde per porre le carni e si dedicavano alla cucitura dei budelli in cui saranno insaccate le carni.
Gli uomini poi trasportavano i salami in cantina, con il lardo, il muso da mangiare a capodanno, le orecchie e le costine per fare la Casseula e il Ragò.


Macellazione del maiale

La macellazione del maiale
I covoni di grano mietuto


LA MIETITURA E LA TREBBIATURA

La mietitura, come tutte le occasioni di raccolta delle produzioni, era occasione di festa. Alla fine della mietitura, dopo giorni di duro lavoro sotto il sole, si faceva una festa in preparazione di una festa ancora più importantequella delle trebbiatura dove si rendeva tangibile il frutto di una stagione di lavoro.
Prima dell'avvento delle nuove mietitrebbiatrici, il grano e gli atri cereali erano raccolti a mano o con semplici mietilegatrici, raccolti in covolni. che restavano ancora qualche tempo ad essicare sul campo, poi accumulati in biche sull'aia in attesa della trebbiatrice che nei primi modelli erano azionati da foconi a legna e poi da trattori diesel. Alla trebbiatura partecipavano, oltre che le forze familiari, anche i vicini che reciprocamente davano il loro contributo. Alla fine si faceva un gran pranzo, si mangiavano le oche, ingrassata allo scopo.

LA RACCOLTA DEL MAIS


Il mais giunge a noi dopo la scoperta dell'America o meglio dopo la comparsa dei mais ibridi che consentono raccolti in quantità prima inimmaginabili.
Oggi il mais è raccolto con apposite mietitrebbiatrici ma un tempo era raccolto a mano, spiga dopo spiga, richiedeva poi la cosiddetta scartocciatura in cui le brattee della spiga venivano asportate, sempre a mano, durante una cerimonia serale in cui la famiglia si raccoglieva sull'aia insieme ai vicini e volontari che venivano ad aiutare, compresi giovanotti e signorine in cerca di partner. Spessevolte alla fine si faceva festa con musiche e balli molto rustici. Lo strumento musicale più ristico era il pettinofono: un pettine con un faglio di carta velina con cui con una certa abilità si riusciva a fare una musica sufficiente a ballare.
Il mais poi doveva essere ulterirmente esicato, stendentolo sull'aia al sole. In certe zone montane le spighe erano appese intrecciando le bretee in appositi telai esposti a sud. Al bisogno la granella era sgranata e macinata. si otteneva una farina sempre fresca destinata alla preparazione della polenta che, por certe popolazioni era l'alimento principale.


LA RACCOLTA DEL RISO


Anche il riso oggi è raccolto da apposite, potenti mietitrebbiatrici, trebbiato sull'aia e poi avviato agli essicatoi perchè ha bisogno di un ulteriore essicamento. La trebbiatura dei cereali come il riso e il grano e cereli minori: orzo, segale, avena, era eseguita facendo circolare sopra i covoni appositamente disposti, i cavalli che con i loro zoccoli cavi, consentiva di separare la granella dalla pula, richiedeva una grande abilità per caricare e scaricale la massa di grano separando man mano la paglia dalla granella.


Mais pronto per la raccolta
lA TREBBIATURA DEL GRANO


LA VENDEMMIA E IL VINO NUOVO

Anche la vndemmia era una occasione di riunione di famiglia o di collaboratori che poi dovevano mangiare, tutti insieme, e i lavori terminavano con una bisboccia anche se comprendeva cibi semplici e della casa.

In molti casi l'uva era venduta o consegnata alle cantine ma spesso era vinificato in casa aumentando l'impegno dei vitivinicoltori.
Solo recentemente incominciano a lavorare apposite macchine vendemmiatrici. La raccolta dell'uva è operazione delicata che mira a salvaguardare il più possibile, l'intgrità dell'uva.

A San Martino, l'11 novembre, (San Martino di Tours) il proverbio dice "ogni mosto è vino" per cui si facevano gli assaggi del vino nuovo.
In Oltre Po si chiama barlòn e non va confuso dal vino novello tipo Beajolaise o ttenuto con particolare tecnica di macerazione carbonic.
Il barlon è vino ancora immaturo, acido ma che conserva il sapore dell'uva e risulta gradevole se accompagna alcuni cibi come la bagna cauda o rustiche focacce coi ciccioli.
La svinatura del baròn genera sagre e feste a livello cittadino o anche semplicemente familiare o dell'osteria locale.




Uva d'Oltre Po
Vendemmia tradizionale



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