Valle Ardivesrta - L'Oltre Po

L'OLTRE PO
Vai ai contenuti

Menu principale:

Valle Ardivesrta

LE VALLI > LA VALLE STAFFORA > Godiasco

LA VALLE ARDIVESTRA


La storia della Valle Ardivestra è stata ben illustrata da:
Alessandro Disperati nel libro "La valle Ardivestra" 2009  Guardamagna Editore – Varzi.

La Valle Ardivestra prende il nome dall'omonimo torrente che nasce in località Torre degli Alberi, nel territorio comunale di Valverde.
La teoria che vuole il nome derivare da  di Vesta, riferendosi ad un'ipotetica ara o altare dedicato alla dea Vesta pare improbabile, vero è che il prefisso  ar- richiama l'acqua o una fonte.

È un territorio ricco di boschi e terreni agricoli, coltivatI a cereali e a vigneto. Partendo da Godiasco si percorre la strada per Fortunago e si incontra subito la Pieve Romanica di San Zaccaria, risalente al 1198; più in su troviamo il castello di Montesegale risalente al XII secolo, a Montesegale si trova anche la chiesa dei Santi Cosma e Damiano del xvi secolo
Suggestivo e ben conservato è il castello di Stefanago che si affaccia alla contigua valle Coppa e ben restaurato è diventato un apprezzato agriturismo. Castello di Stefanago.

I Gambarana signori daell'Ardivesrta
L'intera Valle Staffora fu dominata per anni dai Marchesi Malaspina mentre la Valle Ardivestra vide per lungo tempo il dominio dei Conti Palatini e Gambarana di Lomello
La vicinanza dei territori e delle due famiglie fu occasione di incomprensioni e continue lotte.

Lo storico Merlo, in merito alle controversie tra i Gambarana e i Malaspina riferisce: "Il Cavagna Sangiuliani ricorda che il comune di Montesegale fu protagonista di una forte resistenza, nella seconda metà del secolo XVI, contro le prepotenze della famiglia Malaspina, quando essa spadroneggiava sui monti circostanti. In quel lasso di tempo il territorio di Montesegaie - di cui erano feudatari i Conti di Gambarana e di Langosco, provenienti dai Conti Palatini del Sacro Palazzo, questi dominarono Pavia nel secolo X, in lotta con i Vescovi.

Il Comune era diviso tra le famiglie: Corti, Spinola, Beccaria ed altre. La controversia nacque perché i Marchesi di Oramala impedivano agli abitanti di transitare per la Signoria senza sottostare al pagamento di dazi e pedaggi, il che diede origine a gravi angherie.

La comunità di Montesegale fu quindi costretta al ricorrere al Magistrato camerale del Ducato Milanese, che convocò le parti ed esperì il relativo giudizio di merito. Era allora podestà e pretore del luogo il nobile giureconsulto Don Fabrizio de Guidobonis-Cavalchini, patrizio tortonese.

Il Supremo magistrato milanese sentenziò, con somma soddisfazione degli attori, che gli uomini di Montesegale dovessero essere mantenuti nell'esenzione di ogni e qualsiasi pedaggio o tassa quando passavano per i feudi di Oramala e le altre terre appartenenti ai Malaspina, e condannò questi ultimi a pagare al Comune di Montesegale I90 lire imperiali a titolo di indennizzo per i danni arrecati. Non va dimenticato che i Conti Gambarana furono investiti, il 26 aprile 1011, del castello di Rocca Susella e del giuspatronato di S. Zaccaria.


FORTUNAGO

Fortunago ha mantenuto intatto il centro storico, sorge su di un poggio che domina dall'alto la Valle Coppa. Ha un'altitudine variabile fra i 264 e i 573 metri. La località appare come una piccola isola che emerge tra le colline dell'Oltre Po alla confluenza tra le valli Ardivestra e Coppa.

Si narra che a Fortunago attorno al 300 d.C, all'epoca della persecuzione ai danni dei cristiani, si sia rifugiato San Ponzo e lì vi abbia operato prodigi quali quelli di far sgorgare una fontana in periodo di grande siccità.

Le origini del paese sono antiche e lo testimoniano i resti del castello e delle mura di cinta poste nella parte alta del borgo. Il nomine Fortunago risalirebbe alla dominazione celtica e starebbe ad indicare "case presso l'acqua".
Tale tesi è giustificata dalla presenza di una sorgente d'acqua proprio nel centro del paese. Per la prima volta in un documento della metà del X secolo dove si fa riferirnento all'appartenenza del paese al Comitato di Tortona. Tale  Comitato dipendeva da Oberto Malaspina, marchese della Liguria; del Comitato facevano parte: Stefanago, Staghiglione, Gravanago, Rocca Susella ed altre località.
Il feudo subì vicende piuttosto travagliate: nel 1164 passò ai Malaspina, quindi ai Dal Verme, ai quali subentrò, sul finire del XV secolo, Gemiamo Riario, signore di Imola. Questi lo vendette ai Botta e nel 1545 tornò nelle mani dei Malaspina che lo tenneo fino alla seconda metà del Settecento.

Il castello di Fortunago
Sull'altura dove si trovano la chiesa dedicata a S. Giorgio ed il palazzo Malaspina, sede del Comune, sono ancora oggi visibili i resti del castello di Fortunago o meglio, della torre che dominava la Valle Coppa. E' quasi certo che il castello fu costruito tra il XIV ed il XV secolo anche se, in un atto del 5 novembre 1179, si attestava già la presenza di una fortificazione a Fortunago. Tale castello venne fatto innalzare dai Pico della Mirandola.

Fortunago fu dominato dai Malaspina che con diploma del 1164 di Federico Barbarossa, divennero i feudatari di questo borgo. All'interno della torre fino alla fine del 1800 vi si trovava un affresco che raffigurava la Madonna adorante il Bambino. 
A differenza della gran parte della Valle Ardivestra, che per anni fu dominata dalla famiglia Gambarana (Montesegale), dai Beccaria e De Ghislanzoni (Rocca Susella). Forrunago vide invece il dominio dei Marchesi Malaspina che avevano a disposizione ben due castelli a difesa del territorio: uno a Montepico e l'altro sull'altura di Fortunago non lontano dalla Chiesa. Tra il castello e la chiesa venne eretto anche un bel palazzo, denominato Palazzo Malaspina. Ancora oggi sono visibili i resti della torre quadrata.

Torre del castello di Fortunago
Castello di Stefanago

Rocca Susella e il castello


In località Rocca si trova l'antico castello costruito dai nobili Ruino. L'esistenza di una rocca fortificata all'interno di questo territorio comunale segna anche I'origine del nome del comune, detto anticamente Rocha Saxillae, poi CIastrum Saxillae ed infine Rocha Saxillae.
Il castello è immerso in un parco di alberi secolari tra cui spiccano alcuni cedri del Libano, presenta una torre analoga, per certi versi, a quella di Stradella.
II corpo principale dell'edificio, presenta una facciata verso il cortile interno con porticati a colonne ed archi, fiancheggiato da una piccola torre circolare e da un terrazzo balaustrato realizzato durante la ristrutturazione di metà '800, voluta dai baroni de Ghislanzoni che recuperarono il manufatto originale risalente al XVI secolo.
Il castello attualmente è un palazzo residenziale: all'interno si trova un piccolo oratorio che fu edificato alla fine del Settecento dedicato alla Immacolata Concezione. Oggi è di proprietà dei Conti Pontremoli.

Rocca e Susella erano due localita divise tra loro a Rocca si trovava il castello e vi era la sede del comune mentre a Susella si trovava la chiesa. Ma non solo: il territorio di Susella, ma non quello di Rocca, apparteneva al comune di Montesegale, fu poi aggregato a quello di Rocca nel 1905 per volere del Barone Francesco de Ghislanzoni

Inizialmente le frazioni di Gaminara e Poggio Alemanno appartenevano al comune di Rocca. Fu probabilmente fondato da popolazioni liguri. Rocca era sotto la giurisdizione del vescovi. di Tortona. Dal 1201 al fu feudo del casato dei Ruino. Passò quindi nelle mani dei Grassi e quindi dei Conti Gerolamo ed Antonio Gambara.

Il feudo cessò di esistere nel 1773 per volere del Re di Sardegna Carlo Emanuele III. All'epoca delle lotte tra i Duchi di Mlano ed il Marchese del Monferrato il fortilizio di Rocca Susella fu assediato dalle truppe mercenarie di Giovanni Acuto, capitano di ventura inglese.

Castello di Rocca Sausella
Castello dei Gambarana a Gambarana (PV)

Pieve di San Zaccaria


In località Giarone, frazione di Rocca Susella, si erge l'antica Pieve di San Zaccaria. Si tratta di una costruzione romanica eretta dai Maestri Comacini nella seconda mela del 1100.

Da questa antica pieve fino al '800 dipendevano le parrocchie dell'Ardivestra e della Valle Staffora: per diversi anni vi esercitarono il diritto di patronato i Signori Gambarana di Montesegale. La prima notizia relativa alla chiesa risale al 1I64 ed é citata anche in una bolla di Papa Innocenzo III del 1198 con il nome di "Sancti Zacharie
'.

I Maestri Comacini diedero vita ad una vera e propria basilica a tre navate con tetto a capriate e vaste proporzioni architettoniche. La facciata, divisa da lesene in cinque timpani, è a corsi alternati di laterizi e conci di arenaria che creano il suggestivo, connubio dei colori bianco e rosso. Il portale strombato conserva tracce di bassorilievi a motivi vegetali.


La navata centrale risale probabilmente al XI secolo mentre la parte ovest e quella absidale è stata con tutta probabilità, realizzata nel XII secolo.


Da una scaletta interna si scende alla cripta, oggi inagibile. Alcuni restauri effettuati negli anni '70, hanno ripristinato in parte l'aspetto originario dell'interno. La Pieve cadde in povertà nel 1800 e venne trasformata indegnamente in cascinale.


Nel corso dei secoli ha subito numerose manomissioni e la struttura della Pieve e stata snaturata e compromessa. 
Gran parte della navata sinistra e andata persa. Solo recentemente la Pieve e stata ancora restaurata e riportata all'aspetto d'origine romanica. L'interno e caratterizzato da pilastri in mattoni a vista con diversi archi e si presenta completamente spoglio. Si trovano due capitelli a coronamento delle semicolonne che chiudono le due navate laterali rappresentanti lotte tra uomini e animali e tra un angelo e il diavolo. Risalgono probabilmente al XII secolo e sono l'unica testimonianza dell'antica Pieve. Si trova inoltre una statua del XVIII secolo, di legno intagliato, raffigurante la Madonna del Rosario, oltre ad una fonte battesimale del XII secolo in pietra.


Montesegale

Montesegale è un comune prevalentemente agricolo, si estende in numerosi centri sul fondovalle e sui due versanti collinari della valle. Languzzano, Cencerate, Frascate e Sanguignano sono le frazioni principali di questo Comune.

Il paese e dominato dal castello che risale al XI secolo. Montesegele è citato per la prima volta in un atto di compra-vendita del 1029 con cui il Diacono Gerardo, ecclesiastico piacentino, vendeva al Marchese Ugo di Liguria della stirpe degli Obertenghi, molte corti, ville e poderi. Dagli Obertenghi passò, nel 1115 al Vescovo di Tortona al quale fu tolto dal Barbarossa per cederlo al comune di Pavia. i Pavesi li diedero in feudo ai conti Gambarana, discendenti della casata dei conti Palatini di Lomello, che li tennero fino all'età moderna.


Montesegale restò feudo dei Gambarana fino alla soppressione del feudalesimo e gli abitanti del paese potevano macinare le loro granaglie al mulino di Cecima senza pagare il pedaggio ai Marchesi Malaspina.

I Gambarana mantennero la sovranità su Montesegale quasi ininterrottamente, se non per poche interruzioni dovute ai contrasti con i Marchesi Malalaspina di Oramala e con i Visconti. Nel 1415 il fendo fu espugnato dal Conte di Carmagnola, capitano al soldo dei Visconti. Subito dopo la rocca tornò nelle mani dei Gambarana.


Il nome Montesegale ha origine dal fatto che un tempo vi erano molti terreni agricoli seminati a cereali fra cui primeggiava la segale che matura precocemente e sfugge ai danni di una perdurante siccità estiva.


L'8 agosto 1164 Federico Barbarossa concedeva a Pavia molti luoghi e castelli della Valle Staffora tra cui Montesegale. Il feudo nel giro di pochi anni passò ai Conti Palatini e tra essi poi toccò ai Conti Gambarana nel 1311 che presero titolo di Signori di Montesegale.

I Conti Palatini erano stati istituiti da Carlo Magno ed ebbero molti privilegi ed onorificenze confermate più volte da diversi imperatori fino a Carlo V. Nel 1412 Facino Cane assediò Pavia e confermò ai Gambarana il feudo di Montesegale.

La guerra tra Facino Cane e Filippo Maria s'inasprì e tre anni più tardi Francesco Bussone, detto il Carmagnola, riuscì a recuperare tutte le città che si erano ribellate, sotto il governo di Giovanni Maria. Nel mese di settembre del 1415 il castello di Montesegale fu in gran parte distrutto dal Carmagnola ed i soldati che lo presidiavano furono condotti prigionieri a Voghera e Pavia.

Il castello fu distrutto dalle truppe del Carmagnola perché i Signori di Montesegale, non volevano essere sottoposti al duca di Milano, Filippo Maria Visconti. Nel 1416 il Duca ritolse il castello di Montesegale confiscandone i beni e donandoli o vendendoli a diversi signori. Il 4 luglio 1432 Paolo Serratico ebbe i feudi di Montesegale e Pizzocorno. Il 22 aprile 1451 il Conte Palatino, Ottino Gambarana, figlio di Guido ed erede dei suoi congiunti, ottenne dal duca Sforza il ripristino degli antichi onori e il possesso degli antichi beni di cui godevano gli altri Gambarana e tra questi il feudo di Montesegale.

Negli anni a seguire in più occasioni i vescovi di Tortona confermarono ai Conti Gambarana il feudo di Montesegale che passò da Andrea a Ludovico e Angelo Marco Gambarana.

Il 30 agosto 1646 fu investito del feudo il Conte Gerolamo Gambarana. Tra le famiglie che dominarono la Valle Ardivestra vi furono, oltre ai Gambarana ed ai Malaspina, i Botta, i Corti, gli Spinola, i Fregoso e i Beccaria.


Il castello di Montesegale

Il castello sorge a 426 m slm vi si trovano dei fabbricati recenti e tracce delle fortificazioni antiche. Nel fianco volto al sud vegetano rigogliosi gli olivi, i nielograni, i mandorli e l'essenzio. A nord vi sono, dei boschi di castagno. Si trovano i resti della difesa, di una spianata, nella parte alta si gode una bella vista sulla Valle dell'Ardivestra. Nell'interno, un bel camino in arenaria dei secolo XVI con lo stemma dei Gambarana.

Il castello trecentesco (con torre su preesistenze dell'XI secolo) fu più volte distrutto e ricostruito, è un articolato insieme di corti ed edifici costruiti in epoche diverse e variamente ristrutturati all'interno di una cinta fortificata dotata di torri quadrate e di mura scarpate con merlatura.

Nella parte più elevata si trova un ripiano bastionato dal quale si innalzano una roccherta e una torre: si tratta con molta probabilità della parte originale del castello. Il maniero fu eretto dai Gambarana in tempi diversi, la parte più antica è quella posta a mezzodì, fu ampliato dagli stessi feudatari nel XIV secolo.


Montesegale e nominato più volte per eventi storici molto importanti e perchè munito di una forte rocca. Nel 1322 il castello era munito di 2011 cavalieri e 400 fanti comandati da Vergasio Landi, capitano nell'esercito pontificio. Il castello di Montesegale venne alienato, con i beni annessi, da Gaetano Gambarana nell'ultimo ventennio del secolo scorso al nobile Pio Belcredi, nel 1875 la famiglia Belcredi a sua volta lo cedette ad altri proprietari fino a quelli attuali, la famiglia Jannuzzelli.

Fra le mura che chiudono il castello si trova l'oratorio di Sant'Andrea già nominato nel registro della Curia vescovile del 1523. Venne edificato sulle strutture di un antico torrione. Nel 1600 si trovava in pessime condizioni, fu restaurato nel XVII secolo dal senatore Gambarana che lo fece affrescare con la rappresentazione dei padri della sua famiglia, arricchito da decorazioni in stucco e putti ai lati dell'altar maggiore sormontato da un olio su tela raffigurante la Natività.

Pregevole è una statua in gesso raffigurante la Beata Vergine Addolorata. La facciata e in stile neoclasssica a tre timpani.


Robert Marchese e Fabrizio Bernini - 1990 Presentazione del libro "Il castello di Montesegale"
Vescovera Il palazzo dei Gambarana presso Broni

Museo d'arte contemporanea
Fondato dalla famiglia Jannuzzelli, all'interno del castello di Montesegale, in tre sale, nel 1975 e stato creato il Museo di Arte Contemporanea. Il museo fu inaugurato con una mostra di Ode Tamburi che venne presentata da Giovanni Testori, Raffaele Dagrada e Alberico Sala. L'attività del museo prevede l'organizzazione di diversi eventi durante tutto l'anno ed in particolare in estate.

Nel corso degli anni sono state esposte opere di importanti artisti tra cui: Ernesto Treccani, Maria Luisa Simone, Roberto Grippa, Paola Grotr, Luisa Pagano, Dino Grassi e poi Francesco Del Drago, Giovanni lrangi, Boris Nlardesicjulian Schnabel e altri ancora.

Il museo guarda anche al futuro dell'arte e grazie alla ristrutturazione di immobili sono stati costruiti sei alloggi per giovani promesse: artisti che avranno la possibilità di creare qui le proprie opere.


Una pregevole opera di ricerca storica su Mantesegaleè:

Fabrizio Bernini - "Il castello di Montesegale" Edito nel 1990 da CTP con il patrocinio del Comune di Montesegale. Nel corso della presentazione dell'opera la famiglia Januzzelli ha donato al Comune il confalone con lo stemma di Montesegale.


<  HP  >

Torna ai contenuti | Torna al menu