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Volpedo

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VOLPEDO

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Il toponimo deriva dal latino vicus (villaggio) ed è attestato nel X sec. come vico picolo, ossia piccolo villaggio, e nel sec. XII come Vicus Pecudis o Peculum, villaggio degli armenti (da pecus, pecora, bestiame). Niente a che vedere con le volpi.
Il nome latino di Volpedo riconduce ad un insediamento (vicus), un villaggio nell'ambito del territorio del pagus. Da un punto di vista geografico la posizione di Volpedo era il punto obbligato di passaggio per chi, risalendo il corso del Curone, si dirigevano nei diversi villaggi della Valle, era collegato con Tortona da una strada che, partendo dalla Pieve, seguiva il corso del Curone sulla riva destra, costeggiava Casalnoceto e Rosano, la Bossola e Viguzzolo dove vi era, ad esiste ancora un'altra pregevole Pieve.


La Pieve di Volpedo doveva avere una grande importanza ed era considerata la Pieve di tutta la valle, in un documento del 21 agosto 965 rileva la posizione prioritaria della pieve volpedese che si cita ancora nel X secolo quando ormai erano sorte varie pievi minori.

La presenza di un castrum è attestata a Volepdo a partire dal X secolo: nel 971, alcuni beni posti in Volpedo furono donati dal conte di Tortona Oberto ai monaci di Cluny, monastero francese. I più antichi diritti feudali erano appannaggio degli Obertenghi marchesi di Gavi che a loro volta investirono la località ad una famiglia locale nota come i "De Montemarzino".
Tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV secolo gli scontri tra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini coinvolsero anche gli uomini di Volpedo che furono costretti a sottomettersi, nel 1305, all'arbitrato di Guido e Mosca della Torre mettendo a disposizione di questi ultimi anche il castello.


In questa occasione sono citate tra le famiglie più importanti di Volpedo i Bragheri di cui rimane uno stemma dipinto all'interno della pieve. Nel 1412 l'intero paese fu offerto da Filippo Maria Visconti, al condottiero Perino da Cameri, quale compenso per i servizi prestati alla causa dei signori milanesi e alla sua morte, con deliberazione testamentaria, passò alla fabbrica del Duomo di Milano.


Volpedo acquistò così tutti i privilegi di un centro esente da tutta una serie di tasse e balzelli, una specie di zona franca che riuscì a mantenere parte dei propri privilegi anche durante il dominio degli spagnoli. La somma di 200 fiorini che gli abitanti di Volpedo dovevano versare alla Fabbrica del Duomo, fu ridotta e sostituita con i prodotti agricoli della campagna volpedese.
A ricordo della donazione di Perino Cameri, la Fabbrica del Duomo fece incidere un bassorilievo rappresentante il condottiero "dux strenuus" nell'atto di donare il castello di Volpedo alla Vergine, attualmente conservato nell'atrio del Palazzo Municipale.

Il borgo fu completamente devastato nel 1513 dagli abitanti di  Monleale uniti ai francesi e tornò a popolarsi solo alla fine del XVI secolo.
Nel 1757 Volpedo fu dato in feudo dai Savoia a Filippo Guidobono Cavalchini di Momperone la cui eredità passò poi nel XIX secolo ai marchesi Malaspina; nel 1798 fu costituita una municipalità repubblicana e nel 1801 fu nominato dalle autorità francesi alla carica di sindaco Giovanni Antonio Sovera.


Dopo l'età napoleonica Volpedo divenne capoluogo del mandamento della bassa Val Curone. Nel 1928 vennero aggregati al comune di Volpedo i soppressi comuni di Berzano, Monleale e Volpeglino che sono stati ricostituiti nel 1947.
Il paese si trova allo sbocco in pianura padana del torrente Curone, con la pianura che si apre a nord e le colline che contornano la valle a sud, dominate dalla vista del Monte Giarolo. Il nucleo storico sorge su una collinetta sulla sponda destra del torrente, attorno alla quale vennero costruite le mura del castrum, che si allungava verso il corso d'acqua, costituendo un punto di guado verso la sponda opposta, su questo è stato edificato il ponte.


Volpedo era collegato a tortona e rivanazzano . Voghera da un tram a cavalli che rappresentava un comodo servizio per la popolazione ma presto soppresso.

La Pieve di Volpedo
Il Castello Malaspina

Il centro abitato si trova a circa 182 m s.l.m., le frazioni e varie case sparse sono situate sulle colline circostanti su cui domina il Poggio di Brienzone di 479 m s.l.m. visibile sullo sfondo di alcuni quadri di Pellizza, il Poggio è in Comune di Pozzolgroppo proprio di frone al castello. Alla base del Poggio nasce il rio Limbione che, nei pressi di Pontecurone, sfocia nel Curone.

Alla sorgente alla sorgente di questo rio vi erano le fonti della Maddalena, uno chalet oggi abbandonato che ospitava le fonti ed era meta del turismo locale, vi era un punto di ristoro e Dancing.

Il Poggio visto dal Castello di Pozzolgroppo


Una stele sepolcrale, oggi incastonata in un muro laterale della canonica parrocchiale, testimonia la presenza romana già nel I secolo, anche se l'insediamento probabilmente risale alle antiche popolazioni liguri.

Le sorti di Volpedo si legano alla città di Tortona, a cui presta soccorso durante l’assedio di Federico Barbarossa nel 1155.

Nel 1513 la storica rivalità con il villaggio di Monleale, sulla sponda sinistra del Curone, di fazione Ghibellina, e Volpedo, Guelfo, portò alla distruzione di quest'ultimo, comprese le mura del castrum che vennero ricostruite a partire dal 1589 quando Milano era sotto la dominazione spagnola.

Nel 1835 viene costruita la Chiesa parrocchiale e abbattuta una parte delle mura.

Nel 1935 l'avvocato Carlo Baravalle, amministratore del paese, istituì il mercato all'ingrosso della frutta.

Cronaologia storica di Volpedo:

  • I sec. una stele sepolcrale e altri reperti testimoniano la presenza romana in un territorio le cui lontane origini sono riconducibili alle popolazioni liguri insediatesi nella parte di Oltre Po vogherese compreso tra la bassa valle Scrivia e l’odierna Casteggio.

  • X sec., costruzione della pieve romanica (965), presso la quale, sulla collinetta che lambisce le acque del Curone, sorge il castrum, l’area fortificata, con il primitivo villaggio.

  • XII sec., la storia del borgo si intreccia con quella di Tortona, alla quale prestarono soccorso gli uomini di Volpedo durante l’assedio delle truppe di Federico I (1155).

  • XIV sec., con l’inglobamento di Tortona e del suo contado nel ducato visconteo (1347), il feudo di Volpedo passa al capitano di ventura e uomo di fiducia dei duchi di Milano, Perino da Tortona (1412), il quale in seguito lo dona alla Fabbrica del Duomo di Milano (1425). Nell’atrio del municipio è murato il bassorilievo fatto scolpire dalla Fabbrica milanese, nel quale il condottiero dona alla Vergine il castello di Volpedo. L’autorevole istituzione consente al borgo l’autonomia giurisdizionale, fiscale e amministrativa fino a metà Settecento.

  • XVIII sec., con il passaggio del Tortonese sotto il Regno di Sardegna (1756), subentra nella proprietà del feudo il marchese Guidobono Cavalchini.

  • XIX sec., passato ai Malspina nel 1849, Volpedo conosce nel corso del secolo una notevole espansione urbanistica. Viene costruita la parrocchiale (1835) e sono abbattute le mura medievali, ad eccezione di un tratto rimasto integro.


I resti della rocca

http://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_San_Pietro_(Volpedo)#Curiosit.C3.A0

Cittadini famosi:

  • Carlo Baravalle (Volpedo, 21 gennaio 1888 – 1958) è stato un avvocato italiano, amministratore del Comune di Volpedo, floricoltore e frutticoltore in Val Curone e Val Grue.
Nato a Volpedo nel 1888, studiò legge e divenne avvocato penalista iscrivendosi all'ordine degli avvocati di Torino il 5 gennaio 1920.
Come il padre, considerato il precursore della coltivazione intensiva e moderna della frutta in Val Curone e Val Grue, si occupò di floricoltura e frutticoltura.
Fu amministratore del Comune di Volpedo e istitutore, nel 1935, del mercato all’ingrosso del paese con l'intento di offrire ai piccoli produttori locali un punto di vendita che permettesse loro di avere maggior potere contrattuale nei confronti di mediatori e commercianti.
Negli anni cinquanta divenne socio dell'Accademia di Agricoltura di Torino alla cui biblioteca donò circa 2000 volumi riguardanti il giardinaggio e la botanica, oltre ad alcuni manuali pratici di agricoltura, frutticoltura, viticoltura e allevamento.
Una lapide sulla casa natale in Piazza Libertà a Volpedo lo ricorda.

  • Il Beato Giovannino
Giovannino Costa, che sembra sia il cognome, è venerato a Volpedo; egli, secondo alcuni, era nativo di Tortona, era un giovane pastore ucciso, forse, perché cristiano il 2 aprile 1468 in località Scorticavacca nel comune di Casalnoceto, si ipotizza che a commettere l’omicidio fossero stati degli Ebrei, ma non vi sono prove. Giovannino stava rientrando dal mercato di Tortona, percorrendo la strada che allora passava lungo la riva destra del Curone nelle località di Rosano e Casalnoceto.


Le sue reliquie furono divise, il capo rimase a Volpedo e il corpo invece fu venerato a Tortona, ma nel 1820 esse furono riunite e lasciate a Volpedo.
Il 19 agosto 1920 fu eseguita una ricognizione canonica delle reliquie; il suo culto è in vigore sin dal XV secolo, autorizzato più volte dai vescovi di Tortona nei secoli successivi. A Volpedo la festa del beato Giovannino Costa viene celebrata nella data tradizionale della sua morte, il 2 aprile, ma anche nel lunedì di Pasqua e nella seconda domenica d’agosto.

Lapide Romana
Lapide attestante la dipendenza dalla Fabbrica del Duomo di Milano

Giuseppe Pellizza da Volpedo Pittore
http://www.pellizza.it/
E' il cittadino più insigne di Volpedo, un grande maestro della pittura ed in particolare del divisionismo.
Giuseppe Pellizza nasce a Volpedo il 28 luglio1868, da piccoli proprietari terrieri, dediti soprattutto alla viticoltura e la commercializzazione dei loro prodotti. I contatti commerciali li portarono a contatto con cultori d'arte fra cui i Della Beffa, e avendo saputo che Giuseppe amava disegnare, ottennero l'interessamento di Alberto Grubicy per l'iscrizione del giovane in un'accademia d'arte.
Dal 1880  all'83: frequenta la scuola tecnica di Castelnuovo Scrivia, qui apprende i primi rudimenti del disegno.
Passa poi all'accademia di Brera.

Dal 1884 al '86 frequenta l'Accademia di Brera a Milano, e frequenta lo studio del pittore Giuseppe Puricelli, poi lo studio di Cesare Tallone alla Accademia Carrara di Bergamo.
Nel 1885 espone per la prima volta a Brera, alla mostra annuale dell'Accademia.
Passa poi in varie accademie e studi di artisti, sempre animato dal desidero di apprendere.
Roma fu per lui importante perché poté visitare i Musei Vaticani e studiare dal vero le opere di Raffaello, di Michelangelo e di altri grandi artisti del passato.
Pellizza poté visitare molti grandi musei e si procurò le riproduzioni artistiche che lo studio Alinari di Firenze cominciava allora a mettere in commercio, quale sussidio per meglio ricordare quanto aveva visto.


Decise di tornare a casa, però, dopo essersi dedicato agli studi di testa e alla pittura di paesaggi, accingendosi a dipingere la figura umana di grandi dimensioni, scoprì di non avere raggiunto l'abilità che avrebbe desiderato, perciò volle perfezionarsi ulteriormente e si recò a Bergamo.
Nel 1888-89 tornò all'Accademia Carrara di Bergamo dove insegnava pittura un ritrattista bravissimo, il famoso Cesare Tallone, che seguiva con passione i propri allievi. Pellizza frequentò per due anni i suoi corsi accolto come allievo particolare del maestro, non come allievo di accademia, avendo superato i limiti di età, e acquisì la sicurezza che gli mancava nel disegno dal vero della figura umana completa e del nudo.


Strinse numerose amicizie e, nel 1889 con gli amici bergamaschi, Pellizza intraprende il suo primo viaggio a Parigi in occasione dell'Esposizione Universale.
Nel 1890, sempre insoddisfatto della sua preparazione, Pellizza volle frequentare l'Accademia Ligustica a Genova per perfezionarsi nello studio del paesaggio, ma vi rimase ben poco, forse perché si accorse di non avere più nulla da apprendere dalle scuole.


Nerl 1892 dcide di fermarsi a vivere e a lavorare nel proprio paese natale. Tale decisione fu consolidata dal matrimonio contratto nel 1892 con la diciassettenne Teresa Bidone, una ragazza di umili origini di Volpedo, che gli sarà compagna insostituibile, fino alla morte
Espone a Torino e a Genova ottenendo un lusinghiero successo e una medaglio d'oro.
Dal 1892 cominciò ad aggiungere al suo cognome quel "da Volpedo" che come un vezzo desunto dai quattrocentisti, ec che finì per connotare costantemente la sua firma.
Continua gli studi a Firenze dove studia e applica il puntinismo espone alla seconda Triennale di Brera-Milano. Stringe amicizia con Segantini adeerendo al divisionismo; viaggiando poteva confrontarsi con altri pittori che usavano questa tecnica, non solo Segantini, ma anche Morbelli e Longoni, e Previati.


1895: Aderisce al socialismo e sviluppa dei soggetti sociali nelle sue opere. In questi anni partecipa alle più importanti esposizioni nazionali di Venezia, Torino e Firenze. La capitale piemontese viene scelta per l'esposizione di un'opera fondamentale del percorso simbolista di Pellizza, "Lo specchio della vita".


Continuano le sue peregrinazioni artistiche, e nello stesso tempo Volpedo cominciava a diventare una meta per i suoi amici: Morbelli, innanzi tutto, Bistolfi e Vittore Grubicy.
In questi anni Pellizza, abbandonando la semplice ripresa dal vero, cominciava ad orientarsi verso un'arte di tipo simbolista.
Torna a Parigi e a Torino dove nel 1848, si impose come pittore simbolista.
1901: Porta a termine il "Quarto Stato", a cui aveva dedicato dieci anni di studi e fatica, espone nelle maggiori città europee e in America.

Il "Rugron" grande albero di rovere che si dice prediletto da Pelizza che veniva qu' a dipingere. Sorge sulla riva sinistra del Curone vicino alla strada ed era veramente uno spettacolo. Purtroppo il tempo e l'incuria umana lo ha fatto morire.

1902: Partecipa alla Quadriennale torinese con "Quarto Stato", che però non viene premiato. Il "Quarto Stato", pur volendo dar conto di una determinata realtà, si prestava a facili strumentalizzazioni, cosicché deluse sia chi pensava che sarebbe stata un'opera assolutamente idealistica, sia chi l'avrebbe invece voluta più esplicitamente schierata.


1903-04: Rinsalda i rapporti con alcuni piemontesi, in particolare Matteo Olivero e Giovanni Cena. Cena era corrispondente di vari giornali italiani da Londra, dove aveva vissuto tra 1902 e 1904, e aveva interessi affini a quelli di Pellizza: era vicino alle classi popolari, aveva una cultura umanistica di grande respiro e mostrava interesse anche per il simbolismo.
In questi anni Pellizza non viaggiò molto, fino al 1904, quando decise di intraprendere un viaggio nei luoghi segantiniani, in Engadina. Dedicandosi alla pittura di paesaggio, Nel 1906 si reca ancora a a Roma dove incontra Balla, Severini e Boccioni. Giovanni Cena sperava di fare di lui il pittore della campagna romana. Il soggiorno romano fu importante, poiché gli permise di vendere due opere: infatti, anche se egli aveva esposto con continuità i suoi quadri nei primi anni del '900, non aveva venduto quasi nulla, tranne qualche ritratto eseguito su commissione.


Sempre nel corso del 1906, in occasione dell'esposizione di Milano, vendette altre due opere, di cui una allo Stato, sorta di risarcimento tardivo del mancato acquisto del "Quarto Stato". Si trattava del "Sole", che ebbe quale ambita motivazione di acquisto la destinazione alla istituenda Galleria d'Arte Moderna: ancora oggi il quadro è a Roma, patrimonio della Galleria Nazionale.
Questo sembrava per Pellizza l'inizio di un periodo nuovamente fortunato, coronato dal riconoscimento della validità delle scelte di arte e di vita da lui perseguite con tenacia e rigore.
1907: Provato dall'assiduo lavoro, dalle premature perdite dell'ultimogenito e della moglie, in conseguenza di un parto sfortunato, si toglie la vita, impiccandosi nel suo studio. Era il 14 giugno. 


Pellizza ha lasciato nei suoi quadri numerosi scorci di Volpedo e dintorni.
L'associazione Pelizza da Volpedo è impegnata a far conoscere questi luoghi recuperando i sentieri e le vecchie strade, segnalandole con appositi pannelli. Sopratutto in autunno quando le foglie cambiano colore si può assistere a spettacolari paesaggi con colori che ricordano proprio quelli dei dipinti di Pellizza. Sono percorsi da fare a piedi nelle belle giornate del tardo autunno. Da segnalre le località di San Rocco, Boffalora, il prato del Pizzone, San Paolo, Castellazzina, La Guardia, Santuario della Madonna della Fogliata.


Associazione La pietra verde.

SPECIALITA' TIPICHE LOCALI

La frutta.

I contadini di Volpedo hanno sempre avuto una predilezione per il commercio della frutta. In principio vendevano le pere "Armela" che maturano in estate, al tempo della mietitura ed hanno una scarsa conservabilità, devono essare raccolte, vendute e mangiate. L'uva luglienga anche questa molto precoce e per questa gradita al consumatore. c'erano poi alcune varietà di pere: Coscia, Sapadona andate fuori mercato; alcune mele: pomella genovese, Carla, Travajen, la Cabellotta.
Le pesche
Le pesche sono frutti delicati perchè preda di molte avversità, le più commercializzate erano quelle "della vigna" ceh maturavano su piante nate spontaneamente da semi trasportati dagli scoiattoli o attraverso semi contenuti nel letame, dove a loro volta arrivavano dai residui alimentari domestici; grdualmente si incominciò ad innestare le varietà più pregiate sui mandorli che nascevano spontanei ai margini dei prati; questo consentiva ai peschi di resistere alla siccità. Si diffusero le pratiche contro i parassiti e gradualmente si arrivò alla coltura specializzata, irrigata con le acque del Curone, propagando le vaietà più  gradite al mercato. Continua la coltivazione intensiva e commercializzazione di pere. mele, susine delle migliori varietà

Le fragole
Le fragole hanno rappresentato per lungo tempo il punto di forza dell'economia frutticola, a differenza di Tortona che coltivava la piccola fragolina Profumata di Tirtona, a Volpedo si puntava sui frutti grossi ed anche giganti, ogni anno si faceva una gara a chi produceva la fragola più grossa.
Poi cambiarono i gusti del mercato e si è optato su fragole più piccole ma precoci coltivate sotto tunnel per accentuarne la precocità.

Gli ortaggi
Volpedo è diventata anche un centro di coltivazione di ortaggi freschi: pomodori, melanzane, peperoni et.c. il grande nuovo mercato di Monleale, comune adiacente a Volpedo sull'altra sponda del Curone collegato da un breve  e comodo ponte. Dopo molti anni di feroci diatribe la ragione ha avuto il sopravvento costruendo una struttura moderna e ben servita dalla  strada provinciale.

L'uva da tavola e da vino
Anche l'uva da tavola è un prodotto molto presente sul mercato, specie il Moscato d'Amburgo, Italia ed altre varietà pregiate. L'uva da vino, coltivata nelle colline più scoscese e esposte a Sud forniscono la materia prime per ottimi vini: Cortese, Barbera ed altre varietà tipiche. il fiore all'occhiello è il Timoasso un uva bianca locale recuperata da una sapiente opera di selezione e propagata in vigneti specializzati.

I vini
Da ottime uve si ottengono ottimi vini, senza dimenticare i progressi della tecnica e attrezzatura enologica che ha dato un grande impulso alla produzione. Oltre ai tradizionali Cortese e Barbera, si. affiancano il Nebbiolo e i rinomati Cabernet e Merlot ed ora la grande rivelazione del Timoasso, un viino bianco dalle grandi potenzialità.

La torta di Mandorle
A Monleale la pasticceria Zucchella ha inventato e produce da anni un atorta di mandorle che ha varcato i confini locali.

La grappa
Un tempo la premiata distilleria Scardina produceva ottime grappe , oggi pur rimanaìendo la distilleria l'attività è orientata al commercio dell'alcol puro.

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